Località partenza: Bignugno
Quota di partenza (m.): 555
Quota vetta (m.): 1574
Dislivello complessivo (m.): 1140 mt (considerando i saliscendi)
Sviluppo: 13,6 km
Difficoltà: E/EE (nel tratto Velina-Cicogna)
Cartografia: CNS -fgl 285 1:50.000 DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici: Val Grande - P.Crosa Lenza, ed. Grossi Domodossola
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La meta odierna doveva essere la Cima Tuss, quella di fianco alla Cima Sasso, ma già al mattino presto quando recupero Vittorio all'imbarcadero di Intra capiamo subito che non è caso: dense nuvole basse e grigie ci annunciano che la giornata sarà tipicamente novembrina, se va bene non prendiamo acqua!
Però siccome siamo previdenti abbiamo messo in azione il "piano B" , ed è venuta fuori una gran bella gita nel cuore della Val Grande, alla scoperta dei corti abbandonati di Velina
Per chi conosce anche solo sommariamente la storia della Val Grande, dai disboscamenti di inizio secolo ai tragici eventi della guerra di liberazione, Velina rappresenta senza alcun dubbio il simbolo stesso del parco. L'omonimo ponte ha visto transitare generazioni di alpigiani di Rovegro che inalpavano i tre nuclei dell'alpeggio (disposti a mo' di scala lungo il costolone che scende dalla Cima Tuss): durante il rastrellamento del 1944 Velina fu quasi completamente distrutta dai mortai tedeschi, e ciononostante subito dopo la liberazione tutte le baite furono diligentemente ricostruite dagli alpigiani. Poi, lento ed inesorabile, il declino: nel giro di pochi decenni l'alpeggio venne abbandonato e la natura si riprese prepotentemente ciò che l'uomo aveva faticosamente conquistato: i prati diligentemente falciati lasciarono il posto al bosco. Medesima sorte subirono tutti gli alpeggi della Val Grande: oggi rimangono solo i segni di questo abbandono...
La traversata della Bassa Val Grande, come viene chiamata tradizionalmente la gita di oggi, non è propriamente una passeggiata per famiglie, come viene dipinta da alcuni. In questa stagione le foglie e l'umidità rendono il terreno insidioso, e nel tratto tra Velina e Uccigiola si devono affrontare alcuni tratti attrezzati con catene laddove il sentiero è franato definitivamente: per il resto, si cammina per tutto il giorno nel bosco, in piena sintonia con la natura....
Velina, dunque... Ci arrivo dopo tre ore di cammino, seguendo l'antica "stra' di vacc" che attraversa numerosi alpeggi "bassi" dove tra miseri ruderi resistono ancora i pergolati dove veniva coltivata la vite: Pezza Blena, Bettina, la Cappella dell'Or Vergugn, dove gli alpigiani appendevano una croce prima di portare a valle i morti negli alpeggi.... Poi il Ponte di Velina, splendido nella sua austerità: quante storie si sono consumate su quelle arcate! E infine ecco apparire i primi resti di Velina, ormai fagocitati dal bosco, dove spettrali si ergono giganteschi castagni secolari: Velina Bassa (660mt) è il primo corte, un vero e proprio villaggio con le strette vie e le case addossate l'una all'altra. Ovunque, accanto ai segni dell'abbandono, scorgiamo miseri resti di vita quotidiana: attrezzi arrugginiti, piccole suppellettili... La sensazione è strana, ma ho come l'impressione di essere osservato, il luogo mi rende un poco inquieto: proseguiamo in piano raggiungendo in breve le baite di Baserga, dove parte il sentiero per Velina Alta. E qui la sorpresa: da una baita esce un filo di fumo, e il nostro arrivo suscita subito l'attenzione di due simpatici cagnoloni. Due ragazzi ci danno il benvenuto: hanno recentemente ristrutturato una baita e uno di loro vive qui stabilmente da diversi mesi. Quattro chiacchere, tanta ammirazione per la loro scelta di vita e proseguiamo nel fitto bosco alla volta di Velina di Mezzo (788mt) e di Sopra (834mt), il corte più bello, in splendida posizione panoramica (peccato che le nuvole ce lo nascondano totalmente). Pranziamo nella deliziosa corte centrale dell'alpeggio, che effettivamente è il meglio conservato.
Dopo essere transitati di nuovo per Baserga, ripartiamo alla volta di Cicogna: il cammino è ancora lungo, il sentiero ora in molti tratti è in pessime condizioni e richiede attenzione.
Passiamo Uccigiola e dopo un continuo susseguirsi di valloncelli e di saliscendi arriviamo a Montuzzo, altro splendido e grosso alpeggio integralmente distrutto ed abbandonato: degni di attenzione gli edifici circolari dei gabinetti, posti all'esterno delle baite, ed il torchio ove venivano spremute collettivamente le uve coltivate nei terrazzi circostanti, ora completamente scomparsi e divorati dal bosco.
Ancora un'ora di cammino ci separa da Cicogna, che tocchiamo marginalmente per imboccare lo splendido lastricato che porta a Cossogno e che incrocia la strada provinciale poco sopra il ponte Casletto.
Dopo una giornata vissuta nel passato, eccoci ritornati alla civiltà....