Salitomania

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Utente: salitomania
Nome: Fabrizio G.
Benvenuti a tutti gli amanti della montagna. Vivo nella zona del Cusio ed amo in maniera sfrenata la montagna e tutti gli sport che la riguardano: ne prediligo l'aspetto invernale,per questo motivo lo scialpinismo è la mia attività preferita. L'augurio è che con queste mie piccole "note a margine" altre persone possano appassionarsi a questo sport e alle nostre belle montagne dell'Ossola. Infine vorrei ricordare a tutti che la meta è là dove ciascuno di noi la pone, non necessariamente sulla cima di una montagna. Quindi prudenza e buon senso, ragazzi!!

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sabato, 31 ottobre 2009

I corti di Velina, viaggio nel passato della Valgrande.....

VELINA mt 834
Il ponte di Velina, un pezzo di storia della Val Grande
 
Località partenza:   Bignugno
Quota di partenza (m.):  555
Quota vetta (m.): 1574
Dislivello complessivo (m.):  1140 mt (considerando i saliscendi)
Sviluppo: 13,6 km
Difficoltà:  E/EE (nel tratto Velina-Cicogna)
Cartografia:  CNS -fgl 285  1:50.000 DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici: Val Grande - P.Crosa Lenza, ed. Grossi Domodossola
  Scarica Traccia GPS (formato GPX) 


La meta odierna doveva essere la Cima Tuss, quella di fianco alla Cima Sasso, ma già al mattino presto quando recupero Vittorio all'imbarcadero di Intra capiamo subito che non è caso: dense nuvole basse e grigie ci annunciano che la giornata sarà tipicamente novembrina, se va bene non prendiamo acqua!
Però siccome siamo previdenti abbiamo messo in azione il "piano B" , ed è venuta fuori una gran bella gita nel cuore della Val Grande, alla scoperta dei corti abbandonati di Velina
Per chi conosce anche solo sommariamente la storia della Val Grande, dai disboscamenti di inizio secolo ai tragici eventi della guerra di liberazione, Velina rappresenta senza alcun dubbio il simbolo stesso del parco. L'omonimo ponte ha visto transitare generazioni di alpigiani di Rovegro che inalpavano i tre nuclei dell'alpeggio (disposti a mo' di scala lungo il costolone che scende dalla Cima Tuss): durante il rastrellamento del 1944 Velina fu quasi completamente distrutta dai mortai tedeschi, e ciononostante subito dopo la liberazione tutte le baite furono diligentemente ricostruite dagli alpigiani. Poi, lento ed inesorabile, il declino: nel giro di pochi decenni l'alpeggio venne abbandonato e la natura si riprese prepotentemente ciò che l'uomo aveva faticosamente conquistato: i prati diligentemente falciati lasciarono il posto al bosco. Medesima sorte subirono tutti gli alpeggi della Val Grande: oggi rimangono solo i segni di questo abbandono...
 
Velina Alta, rovine....
 
La traversata della Bassa Val Grande, come viene chiamata tradizionalmente la gita di oggi, non è propriamente una passeggiata per famiglie, come viene dipinta da alcuni. In questa stagione le foglie e l'umidità rendono il terreno insidioso, e nel tratto tra Velina e Uccigiola si devono affrontare alcuni tratti attrezzati con catene laddove il sentiero è franato definitivamente: per il resto, si cammina per tutto il giorno nel bosco, in piena sintonia con la natura....
Velina, dunque... Ci arrivo dopo tre ore di cammino, seguendo l'antica "stra' di vacc" che attraversa numerosi alpeggi "bassi" dove tra  miseri ruderi resistono ancora i pergolati dove veniva coltivata la vite: Pezza Blena, Bettina, la Cappella dell'Or Vergugn, dove gli alpigiani appendevano una croce prima di portare a valle i morti negli alpeggi.... Poi il Ponte di Velina, splendido nella sua austerità: quante storie si sono consumate su quelle arcate! E infine ecco apparire  i primi resti di Velina, ormai fagocitati dal bosco, dove spettrali si ergono giganteschi castagni secolari: Velina Bassa (660mt) è il primo corte, un vero e proprio villaggio con le strette vie e le case addossate l'una all'altra. Ovunque, accanto ai segni dell'abbandono, scorgiamo miseri resti di vita quotidiana: attrezzi arrugginiti, piccole suppellettili... La sensazione è strana, ma ho come l'impressione di essere osservato, il luogo mi rende un poco inquieto: proseguiamo in piano raggiungendo in breve le baite di Baserga, dove parte il sentiero per Velina Alta. E qui la sorpresa: da una baita esce un filo di fumo, e il nostro arrivo suscita subito l'attenzione di due simpatici cagnoloni. Due ragazzi ci danno il benvenuto: hanno recentemente ristrutturato una baita e uno di loro vive qui stabilmente da diversi mesi. Quattro chiacchere, tanta ammirazione per la loro scelta di vita e proseguiamo nel fitto bosco alla volta di Velina di Mezzo  (788mt) e di Sopra (834mt), il corte più bello, in splendida posizione panoramica (peccato che le nuvole ce lo nascondano totalmente). Pranziamo nella deliziosa corte centrale dell'alpeggio, che effettivamente è il meglio conservato. 
Dopo essere transitati di nuovo per Baserga, ripartiamo alla volta di Cicogna: il cammino è ancora lungo, il sentiero ora in molti tratti è in pessime condizioni e richiede attenzione.
 
WIlderness: tratto attrezzato tra Velina e Uccigiola
 
Passiamo Uccigiola e dopo un continuo susseguirsi di valloncelli e di saliscendi arriviamo a Montuzzo, altro splendido e grosso alpeggio integralmente distrutto ed abbandonato: degni di attenzione gli edifici circolari dei gabinetti, posti all'esterno delle baite, ed il torchio ove venivano spremute collettivamente le uve coltivate nei terrazzi circostanti, ora completamente scomparsi e divorati dal bosco.
Ancora un'ora di cammino ci separa da Cicogna, che tocchiamo marginalmente per imboccare lo splendido lastricato che porta a Cossogno e che incrocia la strada provinciale poco sopra il ponte Casletto.
Dopo una giornata vissuta nel passato, eccoci ritornati alla civiltà....
 


Vittorio in contemplazione, nei pressi di Montuzzo
postato da: salitomania alle ore 19:41 | link | commenti (2)
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domenica, 25 ottobre 2009

Tracce GPS

Ho notato che dopo gli ultimi aggiornamenti della piattaforma Splinder, che ospita questo blog, i file con estensione .GPX riguardanti le tracce GPS delle gite pubblicate non sono più scaricabili. Sono quindi costretto da ora innanzi a pubblicare le tracce GPS in formato compresso (.ZIP): nel caso dovrete dunque decomprimere il file scaricato (usando le note utility Winzip o Winrar) per ottenere il file GPX da caricare sul vostro GPS. Mi scuso  per il disagio, non dipendente dalla mia volontà: nel caso aveste problemi durante queste operazioni potrete richiedermi direttamente via mail (info@salitomania.it) la traccia GPS.
postato da: salitomania alle ore 20:09 | link | commenti
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Cima di Corte Lorenzo, splendida cavalcata in cresta......

CIMA CORTE LORENZO mt 1574
Passaggi impervi...

Località partenza:   Alpe Ompio
Quota di partenza (m.):  980
Quota vetta (m.): 1574
Dislivello complessivo (m.):  1100 mt (considerando i saliscendi)
Sviluppo: 12 km
Difficoltà:  EE
Cartografia:  CNS -fgl 285  1:50.000 DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici: Val Grande - P.Crosa Lenza, ed. Grossi Domodossola
  Scarica Traccia GPS (formato GPX) 

Anche il viaggiatore più distratto diretto in Ossola lungo la superstrada del Sempione non può fare a meno di notare alla sua destra una serie continua ed inquietante di valloni e forre culminanti in aspre cime rocciose: è la catena dei Corni di Nibbio, spartiacque tra l'Ossola e la Val Grande. 
La Cima di Corte Lorenzo è senza dubbio la vetta più rappresentativa ed accessibile di questa catena rocciosa: il CAI Pallanza da pochi anni ha posato la croce e il libro di vetta ed ha opportunamente protetto con catene i punti più esposti del percorso, che rimane comunque severo e di grande impegno, nonostante il dislivello modesto.
Con queste premesse spero di non scoraggiare nessuno, perchè la gita è veramente molto bella e selvaggia, specie se affrontata con condizioni meteo ottimali come quelle di oggi.
Con me oggi ci sono Giada e Vittorio, più agguerriti che mai: ci lasciamo presto alle spalle le baite e i comodi tratturi dell'Alpe Ompio per imboccare l'ampio sentiero che ci porterà al Monte Faiè: l'autunno con i suoi colori è nel massimo dello spendore, ed il panorama una volta giunti  in vetta è di quelli esaltanti, come sempre. Ma non possiamo indugiare molto, Corte Lorenzo chiama....
Siamo ora agli inizi della nostra lunga cavalcata in cresta: sempre immersi nella bellissima faggeta raggiungiamo in breve la Colma di Vercio e proseguiamo lungo il sentiero ben segnato che ci porta ben presto ad affrontare una serie di cime minori note come Denti del Gigante, aggirabili seguendo le tracce lungo il versante valgrandino. Lungo il nostro cammino, d'un tratto una finestra sull'Ossola tra imponenti muraglioni: sono i resti di una teleferica che ai tempi dei disboscamenti in Val Grande portava il legname direttamente a Megozzo: sono passati poche decine di anni, eppure sembrano i ruderi di antiche ere....
 
La nostra meta: Cima Corte Lorenzo
 
Con un occhio al sentiero e l'altro rapito dalla maestosità del panorama, catturato inevitabilmente dalla aspra mole del Pedum, proseguiamo la nostra cavalcata raggiungendo ben presto i famigerati passaggi rocciosi protetti da catene: il lato "heavy metal" della gita, per dirla alla Vittorio... Il primo passaggio è sicuramente impegnativo e richiede destrezza e sangue freddo nel superare un intaglio roccioso: poi una volta risalita l'anticima, caratterizzata da un ripido pendio erboso, eccoci al clou: si scende disarrampicando per alcuni metri ad affrontare una placca rocciosa molto esposta ma ricca di appigli e di appoggi.
L'Ossola ai nostri piedi: lontano le cime del Rosa e dei Mischabel
Superato questo tratto ostico le difficoltà si abbattono e in breve si raggiunge la cima con la croce di vetta, a strapiombo sull'Ossola. Il caldo sole ottobrino ci invita ad indugiare su questo bellissimo balcone panoramico dal quale individuamo tante cime, alcune famigliari, altre meno.
 
In vetta
La discesa richiede - come sempre - ancora più attenzione della salita: solo al termine delle catene ci concediamo il giusto rilassamento e lentamente, assaporando la bellezza e la magia del bosco, ci avviamo sulla via del ritorno passando per l'Alpe Casaracce, posta su di un balcone erboso in splendida posizione panoramica.
 Relax all'Alpe Casarecce
Le ultime luci del giorno ci accompagnano sulla via del ritorno ad Ompio, a conclusione di una delle più belle gite di quest'anno: speriamo che l'autunno ci regali ancora giornate come questa, prima di tuffarci nell'inverno bianco.....
Un grazie a Vittorio e tanti complimenti a Giada che si è ottimamente districata nei passaggi più impegnativi!!!
postato da: salitomania alle ore 19:57 | link | commenti
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sabato, 17 ottobre 2009

Valle Strona, Mazza dell'Inferno

VALLE STRONA - MAZZA DELL'INFERNO MT 1926
Alpe Ventolaro, adagiata ai piedi della Mazza dell'Inferno

Località partenza:
   Forno, Loc. Cerani
Quota di partenza (m.):  976
Quota vetta (m.): 1926
Dislivello complessivo (m.):  950
Sviluppo: 7,9 km a/r
Difficoltà:  E/EE
Cartografia:  CNS -fgl 285  1:50.000 DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici: Valle Strona, sentieri nella storia  e nella natura- P.Crosa Lenz - Ed. Alberti,Intra

 Scarica Traccia GPS (formato GPX) 


Valle Strona: a due passi da casa, è sempre un piacere tornarvi. Se volete fare una gita nel silenzio dei boschi vestiti d'autunno è il luogo ideale: montagne poco conosciute, ma belle, suggestive e selvagge. Qui la natura è un po' meno aspra che nella vicina Valgrande, segno di una frequentazione ancora viva, anche se molti alpeggi e sentieri sono in stato fatiscente o di abbandono.
Decidiamo di proposito una gita dallo sviluppo modesto, che si svolga in parte nel bosco. E così la scelta è caduta sulla Mazza dell'Inferno, una cima minore sulla cresta di vette che collega il Monte Massone al Capezzone, a picco sul versante ossolano: fa freddo, molto freddo quando scendiamo dalla macchina che parcheggiamo in località Cerani, un chilometro oltre l'abitato di Forno, sulla strada per Campello Monti.Il cielo, a dispetto delle previsioni meteo ottimistiche, è di un grigio indecifrabile: partiamo poco convinti, il sentiero sale ben segnato sino all'Alpe Ravinella di Sotto, oltre si va un po' alla scoperta, stando bene attenti a non perdere i bolli bianco-rossi disegnati sugli alberi. Dopo qualche sano "ravanage" dribblando alberi caduti dalle valanghe dello scorso inverno, sbuchiamo fuori dal bosco e risaliamo un faticoso costolone erboso, dove faticheremo non poco a trovare i segni del sentiero ormai quasi del tutto scomparso. Ma la nostra prima meta è ormai ben visibile: con un lungo traverso raggiungiamo ben presto  i ruderi dell'Alpe Ventolaro mt 1765.
 
Alpe Ventolaro
Al riparo dalle gelide folate di vento mangiamo qualcosa e ci ammutiniamo all'idea di salire in vetta con un simil vento patagonico: dalla bocchetta su cui sorge l'alpeggio l'Ossola è ai nostri piedi, lontano scorgiamo il Cistella immerso dalle nuvole ed imbiancato di fresco.
In poco tempo, mentre eravamo intenti ai preparativi per la discesa, il vento magicamente cala ed anche le nuvole si allontanano velocemente regalandoci una bella finestra di autunno nel suo splendore. Allora decidiamo di lasciare gli zaini e di salire in vetta alla Mazza dell'Inferno, che raggiungiamo dopo un'erta salita, nella parte conclusiva è attrezzata con catene, pur non essendo mai particolarmente esposta.
 
Dalla vetta lo sguardo corre all'Ossola...
 
Dalla vetta il panorama è splendido, grazie alla improvvisa e repentina schiarita: indugiamo a fare foto, poi ritorniamo sui nostri passi, godendo dello splendido ed inaspettato tepore autunnale e del magico colore dei faggi nel bosco..
 
Nel bosco di faggi....
 
postato da: salitomania alle ore 20:04 | link | commenti
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