HUBSCHHORN mt 3192
Località partenza: Simplon Pass, Ospizio
Quota di partenza (m.): 1997
Quota vetta (m.): 3192
Dislivello complessivo (m.): 1195
Sviluppo: 8,7 km
Difficoltà: EE
Cartografia: CNS -fgl 1309 1:25.000 SIMPLON
Rif.bibliografici:
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L'Hubschhorn, nell'immaginario collettivo dei frequentatori del Sempione, evoca immediatamente alla mente il delicato traverso che si deve percorrere lungo la via normale di salita al Leone e al Breithorn. Pochi si avventurano sulle sue pietraie battute dal vento, che d'inverno si ricoprono di metri di neve instabile.
Poichè la curiosità è una delle doti che non devono mai mancare nel curriculum di un amante della montagna, oggi abbiamo deciso di ficcare il naso proprio su questa bistrattata cima. Salita arcigna, che non concede tregua dall'inizio alla fine: e infida, perlopiù su pietraie più o meno stabili ma comunque divertenti (un pò meno in discesa...). Ovviamente, soli dall'inizio alla fine: e a giudicare dal libro di vetta, non siamo stati in molti a salirlo quest'anno!
Due brevi note sulla salita: dall'ospizio del Sempione si guadagnano le rive dell'idilliaco laghetto Rotelsee e si punta decisamente verso il traliccio dell'elettrodotto: ripidissimo il primo tratto dove si incontrano ancora rare tracce di vegetazione. Attenzione a non perdere i segni di vernice blu, gli ometti sono comunque numerosi e ben visibili. In breve si guadagnano le prime pietraie, e qui ci si deve rassegnare: sino alla vetta è una continua danza su grosse pietre a volte instabili. Fortunatamente il vento e l'ombra aiutano a mitigare la calura estiva, il sole fa la sua comparsa quando ormai siamo sulla cresta terminale, che conduce ad un grosso ometto di pietre (che è la punta trigonometrica quotata sulla CNS a quota 3187,2). La cima vera e propria, quotata 3192 mt, è caratterizzata da una croce e dalla presenza del libro di vetta adeguatamente custodito: la si raggiunge con un delicato tratto di cresta in cui occorre prestare molta attenzione e con una facile arrampicata sulla placca terminale (è comunque presente uno spit utile per fare sicurezza).
Il panorama dalla vetta è veramente degno del nome della montagna (letteralmente Hubschhorn= cima carina..): peccato che le nuvole non ci lasciano apprezzare che a brevi tratti la vista sul ghiacciaio di Homattu ed il Breithorn/Leone. Ci va meglio dall'altro versante, dove fanno bella mostra di sè i Mischabel, il Fletschorn e i giganti dell'Oberland.
La discesa: lasciamo perdere! Basti pensare che ci metteremo più tempo che a salire!!! Ma è veramente difficoltoso scendere in questa immensa pietraia, occorre concentrazione assoluta, una sola mossa falsa e si rischiano cadute rovinose. Inoltre la prendiamo decisamente larga, ed invece di seguire fedelmente la traccia di salita ci lasciamo guidare dagli ometti che puntano decisamente più a sud-ovest. Faremo molta più strada, arrivando sfiniti e con i piedi fumanti ad intercettare il bucolico sentiero che tra rododendri e mirtilli ci riporterà all'Ospizio!
Grazie a Francesca, Marlies e Luca che hanno condiviso con me gioie e dolori (ai piedi....) della giornata!

Nella quasi totale indifferenza dei media italici, molto impegnati a raccontare storie di tette, culi e amoricchi delle veline di turno, ci ha lasciato una grande donna, Fernanda Pivano. Grazie Fernanda, per averci fatto conoscere l'America attraverso i suoi scrittori, Hemingway per primo, passando per Kerouac e la beat generation. Una donna di grande sensibilità che ha portato ai suoi massimi valori l'ideale più grande che ci sia, la libertà.....
GREINA
Sentiero degli Stambecchi
Località partenza: Pian Gereitt
Quota di partenza (m.): 2012
Quota vetta (m.): 2895 (Cresta Sasso Lanzone)
Dislivello complessivo (m.): 883
Sviluppo:
Difficoltà: EE (alcuni tratti attrezzati in cresta)
Cartografia: CNS -1:25.000 GREINA
Rif.bibliografici:
Caldo, caldo e ancora caldo: in attesa di tempi (e temperature) migliori decidiamo di andare a prendere un po' di fresco sulle Alpi Ticinesi, più precisamente in Val Leventina, sopra Biasca: montagne a me totalmente sconosciute, che si sono rivelate di estrema bellezza e tranquillità. Inoltre stupisce la grande tranquillità dei luoghi attraversati, lontani dal turismo di massa tipico delle località alpine rinomate.
Arriviamo al Pian Gereitt alle 10 del mattino, e sotto un sole implacabile affrontiamo la ripida salita che ci porta alla Capanna Scaletta (mt 2205), dove dormiremo. Non tira un alito di vento, il caldo anche qui è opprimente e arriviamo molto provati alla Capanna: appena ristrutturata, si distingue per la inconfondibile sagoma triangolare. Ambienti interni ben curati e puliti e - cosa incredibile per gli standard svizzeri - vitto di ottima qualità!!
Siccome è ancora presto, decidiamo di esplorare l'altopiano della Greina. Si tratta di un ambiente molto particolare e suggestivo, la cui particolarità sta nel contrasto tra il verde della tundra e le aspre forme calcaree che hanno formato nei secoli angoli di grande bellezza.
l'indomani ci alziamo presto, per sfruttare il fresco delle ore mattutine. Dalla Capanna Scaletta ridiscendiamo al Pian Gereitt, dove parte il Sentiero degli Stambecchi: diciamo subito che di quadrupedi non vedremo l'ombra (e dove volete che stiano con questo caldo?), in compenso il sentiero è proprio "per" stambecchi in quanto si inerpica verticalmente ed in modo inesorabile. Ben presto il magro pascolo lascia il posto ad aspri canaloni rocciosi che si risalgono faticosamente sotto il sole implacabile: nonostante il caldo teniamo un buon ritmo, e in poco più di un'ora siamo al Passo Uffiern (mt 2628). Luogo selvaggio di primordiale bellezza, con una piccola casermetta militare ove una vedetta di turno (in abiti borghesi) ci avverte che sono in corso esercitazioni militari di tiro. Ci consoliamo alla splendida vista del laghetto glaciale che dista pochi minuti dal passo, ancora circondato da nevai.
Decidiamo pertanto di abbandonare l'idea iniziale di salire alla Cima di Camadra (ma avremmo rinunciato comunque, visto il caldo...) e così ripieghiamo sul classico sentiero degli stambecchi, che ci porterà alla Capanna Bovarina.
Dal Passo Uffiern si risale per roccette sino a guadagnare la cresta del Sasso Lanzone mt 2895, che percorreremo integralmente affrontando qualche passaggio delicato, adeguatamente protetto da corde metalliche. Scesi sull'altro versante, anche qui aiutati dalle corde fisse, giungiamo in vista del bellissimo lago Retico mt 2372: nuvole di calore che salgono dal fondovalle purtroppo ne offuscano a tratti la vista, ma fortunatamente quando ne lambiamo le rive il sole torna a splendere.
Ancora un'ora ci separa dalla Capanna Bovarina (mt 1870 ), che raggiungiamo dopo essere scesi da un ripido crinale erboso: pochi minuti per rifornirsi di acqua e via per affrontare l'ancor lungo tragitto che ci attende per guadagnare il fondovalle a Campo Blenio: fortunatamente a tratti si entra nel bosco, si passa per deliziose frazioncine "swiss made" dove l'erba è talmente verde da sembrare finta, e giungiamo infine sfiniti a Campo Blenio, dove ci attende il pullmann di linea che ci riporterà al Pian Gereitt da cui eravamo partiti.
Che dire, due giorni in luoghi estremamente tranquilli e deliziosi, peccato il caldo atroce!
11 luglio 2009
ALLALINHORN - Hohlaubgrat mt 4027
Località partenza: Saas Fee - stazione intermedia Metro Alpin
Quota di partenza (m.): 3200 ca
Quota vetta (m.): 4027
Dislivello complessivo (m.): 827
Sviluppo:
Difficoltà: PD
Cartografia: CNS -fgl 1328 1:25.000 RANDA
Rif.bibliografici:
E' l'ultima uscita del corso di alpinismo, dobbiamo recuperare una giornata persa per il maltempo, ed avendo una sola giornata a disposizione non abbiamo molte scelte per salire in quota: l'Allalinhorn, nel gruppo dei Mischabel, ben si presta ad un veloce "mordi e fuggi" grazie alla presenza dei "troppi" impianti sciistici di Saas Fee che depositano in pochi minuti frotte di sciatori/turisti/alpinisti dai 1700 metri della località ai 3500 metri del Mittelallalin. Da qui la via normale di salita è molto banale, e difatti l'Allalinhorn è considerato, assieme al Breithorn, il 4000 più facile delle Alpi.
Pochi sanno però che esiste una bella e divertente alternativa alla via normale, che consiste nell'affrontare la montagna dalla cresta est (Hohlaubgrat) . La salita integrale comincia dalla Britannia Hutte, ma noi salendo in giornata, sfruttiamo la fermata intermedia del Metro Alpin (attenzione, va richiesta all'addetto al passaggio dei tornelli), che ci consente attraverso un tunnel scavato nella roccia di raggiungere direttamente l'Hohlaub Gletscher.
Lo si attraversa puntando ad un ripido scivolo che ci porta in breve alla cresta, che risaliremo integralmente sino alla vetta. La salita in cresta si dimostra divertente, anche se vi sono numerosi tratti mai banali che richiedono la dovuta attenzione: il nostro occhio ad un certo punto è catturato dalla inconfondibile mole dello Stralhorn e - in secondo piano - dalle cime del Rosa.
L'ultimo tratto, circa 50 metri, richiede una facile arrampicata su misto(II grado,in loco si trovano diversi fittoni per l'assicurazione). Al termine del tratto roccioso non resta che percorrere un breve tratto di cresta nevosa orizzontale (da sinistra sbuca la via normale) e, superate delle elementari roccette, si raggiunge la croce di vetta.
Meteo magnifico alla partenza, in rapido peggioramento con forte e gelido vento in prossimità della cima. In vetta visibilità pressochè nulla, giusto il tempo di una foto ricordo e giù veloci per la via normale, praticamente un'autostrada percorsa da innumerevoli cordate (le guide svizzere non badano troppo per il sottile, cordate di 7-8 persone!!!!!).
Durante la discesa meteo in deciso miglioramento, che ci ha consentito di godere dello splendido panorama sulla conca di Saas Fee e sulla meta appena conquistata.
LAGHI VARIOLA - BOCCHETTA DI ROVALE mt 2244
Località partenza: Bognanco, parcheggio loc. San Bernardo
Quota di partenza (m.): 1630
Quota vetta (m.): 2244
Dislivello complessivo (m.): 1100
Sviluppo: km 15
Difficoltà: E
Cartografia: CNS -fgl 275 1:50.000 Valle Antigorio
Rif.bibliografici: Val Bognanco - P.Crosa Lenza/G.Frangioni - ed. Grossi Domodossola
L'Alta Valle Bognanco riserva angoli nascosti e poco frequentati, lontani dal turismo di massa che al più si spinge attorno alla chiesetta di San Bernardo o sull'asse Monscera-Gattascosa. Oggi volevo andare alla scoperta della zona attorno ai laghi di Variola ed eventualmente salire al Pizzo Giezza: la vetta è saltata perchè i miei compagni di gita non erano molto in forma, però ne è uscito un bel giro in ambiente molto selvaggio e aperto.
Da San Bernardo si segue l'ampia carrozzabile, ora asfaltata, che risale verso l'alpe Arza ed il nuovo rifugio Il Dosso. Dopo essere scesi ed attraversato il torrente si risale sull'opposto versante e al primo tornante si segue il bivio indicato per Alpe Dorca-Variola, entrando in un fitto bosco per uscirne nei pressi dell'Alpe Casariola mt 1710. Seguendo il sentiero alto sopra alle baite si entra in una zona tristemente devastata da un incendio, dove i larici bruciati offrono uno scenario inquietante.... Ancora pochi minuti e si giunge all'ampio fornale dell'Alpe Dorca mt 1874, con belle baite ancora abitate dai malgari: Il caldo è opprimente e si risale con fatica una traccia a sinistra in salita per giungere ai ruderi dell'Alpe Variola superiore. Da qui si procede a naso, in quanto la segnaletica è alquanto aleatoria: i laghetti di Variola si raggiungono puntando in direzione della Punta del Rovale, ben riconoscibile per la presenza di una croce di vetta facilmente riconoscibile dall'alto. La conca ove sono adagiati i laghetti presenta il tipico ambiente delle torbiere d'alta quota, ed il numero dei laghetti visibili varia molto a seconda del periodo della stagione. Il più bello è quello posto più in alto, raggiungibile dopo aver superato alcune facili fasce rocciose: per porci almeno una meta distintiva abbiamo poi raggiunto la Bocchetta del Rovale mt 2244, dalla quale ci si affaccia sul versante della Val Divedro. Sotto di noi Trasquera e Bugliaga, con lo splendido contorno delle principali montagne divedrine, prima fra tutte ovviamente il Leone.
Per il rientro decidiamo di seguire una traccia alta segnalata dai bolli bianco-rossi che teoricamente ci dovrebbe portare ai laghi di Paione: la perdiamo per ben due volte, la prima perchè i segni portano in alto verso il Giezza, la seconda perchè in prossimità del crinale interessato dall'incendio i bolli inducono a seguire un sentiero che sbuca ben al di sotto dei laghi, ormai in prossimità dell'Alpe Paione. Al di là di queste brevi disavventure (magari, oltre a rinverdire con la vernice i segni sarebbe opportuno qualche cartello segnaletico in più ...) il giro si conclude sbucando sulla carrozzabile dell'Alpe Arza, ove si incontra il mondo variegato dei gitanti ferragostani......
28 giugno 2009
WEISSMIES - 4017 mt
Località partenza: Saas Grund- Weissmies Hutte
Quota di partenza (m.): 2726
Quota vetta (m.): 4017
Dislivello complessivo (m.): 1292
Sviluppo:
Difficoltà: F
Cartografia: CNS -fgl 1329 1:25.000 SAAS
Rif.bibliografici:
Seconda uscita su ghiaccio del corso di alpinismo, la nostra meta è la Weissmies!! Naturalmente sono molto felice di questa scelta, anche se si tratta di un 4000 "minore" questa montagna ricorre spesso nelle nostre scorribande ossolane, formando, con il Lagginhorn ed il Fletschorn il famoso "trittico del Vallese", ben visibile da qualsiasi elevazione e anche dalla piana dell'Ossola con il suo famoso "lenzuolo".
Gita di due giorni, dunque: il primo non è un semplice avvicinamento, in quanto partiamo molto presto al mattino e - nonostante le nuvole - sbarchiamo dall'ovovia di Hohsass ben agguerriti. In programma manovre su ghiaccio, e giusto per porci una meta precisa senza girovagare sul ghiacciaio puntiamo al Lagginjoch, ovvero al passo posto sulla cresta che divide la Weissmies dal Lagginhorn. Peccato per le nuvole che ci negano qualsiasi visuale, ma alla fine della giornata,quando ci dirigiamo in discesa verso la Weissmies Hutte, come da previsione il meteo volge al bello e così possiamo ammirare in tutta la sua magnificenza la nostra meta dell'indomani e l'intero gruppo dei Mischabel.
La Weissmies Hutte è un ottimo rifugio, e anche la qualità del cibo è buona (strano perchè lo standard dei rifugi svizzeri lascia alquanto a desiderare...). L'indomani si parte molto presto, alle 4.30 siamo già in marcia: dobbiamo riguadagnare i 300 metri di dislivello che ci separano da Hohsass, dove in pratica comincia la gita vera e propria. Sbarchiamo sul Trift Gletscher e ci leghiamo: e via, si comincia a salire lentamente, le cordate stranamente non sono così numerose... Il tratto chiave della salita arriva subito: un ripido pendio a fianco di enormi seracchi, ma si procede senza alcun problema grazie alla grande quantità di neve ancora presente.
Quindi, dopo aver aggirato un grosso crepaccio, si punta decisamente in direzione della vetta, ora ben visibile: le difficoltà grosse sono terminate, è solo un lungo divagare a tratti sul filo di cresta. Solo nei pressi della vetta la traccia si impenna improvvisamente, ma ormai la meta è vicina e così eccoci sospesi tra neve e cielo a quota 4017 metri. La giornata è stupenda, neanche una nuvola in cielo: giochiamo ad individuare le vette circostanti e ci spingiamo sull'esile crestina sud dalla quale riusciamo nitidamente a scorgere anche il lago Maggiore.
Che dire, salire un 4000 è sempre una grande soddisfazione, però scendere è davvero faticoso, e non posso esimermi dall'invidiare i molti sciatori che incontriamo, e che a giudicare dalle loro urla di piacere devono aver trovato anche una neve fantastica!!!!!!
MONTE GIOVE - mt 3009
Località partenza: Ponte Formazza- stazione monte seggiovia Sagersboden
Quota di partenza (m.): 1772
Quota vetta (m.): 3004
Dislivello complessivo (m.): 1533
Sviluppo: 22,3 km
Difficoltà: E
Cartografia: CNS -fgl 265 1:50.000 NUFENENPASS
Rif.bibliografici:
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Dopo un tentativo fallito tre anni fa (causa maltempo, perchè il Giove spesso si fa negare caricandosi di nuvole), oggi è venuto il giorno buono per salire questa bella montagna, giustamente conosciuta per il panorama di prim'ordine che si scorge dalla vetta.
Così eccomi alle 7.30 pronto alla (falsa) partenza davanti al botteghino della seggiovia del Sagersboden a Ponte Formazza. Già, perchè la seggiovia apre alle 8.00 (alle 7.30 solo i festivi)..... Fortuna che gli addetti sono puntuali, anzi, addirittura in anticipo e così alle 8 sono già in cammino sulla orrenda strada di servizio che porta nel vallone del Vannino. Ogni volta che percorro questa pista mi si torcono le budella, pensare che sino a pochi anni fa si saliva per una splendida mulattiera nel bosco. Ora tutto distrutto, massi e segni di scavi ovunque, stanno pure lavorando al tracciato (evidentemente il pesante inverno scorso ha lasciato il segno...). In poco più di un'ora sono alla diga del Vannino: la giornata è magnifica, solo l'Arbola capricciosa si cela alla vista coperta da una fitta nuvolagia, ma la mia meta è perfettamente sgombra!
Salgo di buona lena il sentiero che si alza sul lago in direzione del passo del Busin: anche qui molti i danni causati dalle frane e dalle valanghe.
Sul passo i primi nevai, scendendo verso il lago del Busin inferiore, un vero splendore! E' lungo il tratto che porta sino allo sbarramento della diga e alla casa dei guardiani, da qui si sale per tracce di sentiero i vasti pendii erbosi seguendo i numerosi ometti. Ben presto l'erba lascia posto agli sfasciumi, e si cominciano ad attraversare svariati nevai: la traccia è sempre ben evidente, e così senza grossi problemi raggiungo la vetta.
Che spettacolo! Il Giove ben merita la fama di cui gode: la sua posizione orografica, esattamente al centro della ragnatela di valli ossolani, ne fa un balcone panoramico di prim'ordine su tutte le ben note cime circostanti, dal Basodino all'Arbola, dal Rosa ai Mischabel.
Scambio quattro chiacchere con i due ragazzi che mi hanno preceduto nella salita, unica presenza umana della giornata, e non posso fare a meno di constatare, come nella recente gita al Tagliaferro, la ben scarsa frequentazione di questi luoghi così avvincenti. Ma egoisticamente parlando molto meglio così...
Due note a margine per chi volesse ripetere questa bellissima gita:
1) informarsi sulla apertura della seggiovia, per info e contatti: MAGIC SKI s.r.l. tel 0324 634337
2) essere rapidi il giusto, considerando che l'ultima corsa in discesa parte alle 17.30 e che la gita ha uno sviluppo notevole (22km e 1500 metri di dislivello)
Ovviamente chi non se la sente di affrontare questa sfacchinata in giornata può pernottare al Rifugio Margaroli ,posto a poche decine di metri dal bacino del Vannino. E' un ottimo punto di appoggio anche per affrontare altre gite in zona, l'Arbola innanzitutto...
MONTE TAGLIAFERRO - mt 2964
Località partenza: Rima Valsesia mt 1411
Quota di partenza (m.): 1630
Quota vetta (m.): 2964
Dislivello complessivo (m.): 1553
Sviluppo: 12 km
Difficoltà: EE
Cartografia: IGC - fgl 109 Monte Rosa 1:25.000
Rif.bibliografici:
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E' agosto, i soci sono tutti in ferie (beati loro), il meteo manco a dirlo è spettacolare durante la settimana e peggiora nel week end. Perfetto, allora gioco d'anticipo e mi regalo una giornata di ferie infrasettimanale. Indeciso sino all'ultimo sulla meta alla fine opto per il Tagliaferro, una cima che da tempo avevo in progetto e che però, a sentirla raccontare, mi incuteva un po' di timore riverenziale. Così - forte della mia recente esperienza alpinistica - eccomi a colmare questa lacuna a Rima Valsesia, delizioso paesino di chiare origini walser. La giornata è spettacolare, non una nuvola in cielo, e per essere in Valsesia questa è una rarità da scrivere nei libri di storia. Già, perchè in Valsesia in estate è difficile trovare una giornata del genere, forse è per questo motivo che io vado sempre in Ossola! Ma a parte queste considerazioni personali, la salita al Tagliaferro è di quelle che non perdona. 1500 metri di dislivello secchi, pochi attimi di pausa, si è sempre col naso all'insù: sarà per questo motivo che non trovo anima viva, solo in prossimità della vetta raggiungo due signori di Gattinara anche loro partiti da Rima.
Che dire, a me la gita è piaciuta a metà. Un po' monotona nel primo tratto sino al passo del Vallarolo, dove il sentiero è un po' infrascato negli ontanelli (li odio...): decisamente più bella la seconda parte, dove si risale il ripido pendio che porta al Passo del Gatto (me lo avevano descritto come pericolosissimo, a me è sembrato niente di che, ovviamente bisogna prestare attenzione, soprattutto in caso di terreno viscido o gelato...) e poi in cresta si raggiunge la vetta su comodo e facile sentiero. Dal Passo del Gatto la vista sulla sottostante conca di Alagna, Otro, Il Corno Bianco e sua maestà il Rosa è sublime, veramente spettacolare e vale sicuramente la fatica della gita.
Sono salito in tre ore e venti minuti, ma quando si è da soli si tende ad esagerare e a forzare il passo. Caldo sopportabile, leggera brezza in cresta.... Bella giornata agostana, nella solitudine e magnificenza della montagna lontana dai clamori vacanzieri!