Alpe Pieso, verso il Tignolino....
Località partenza: Trontano, fraz.Quara
Quota di partenza (m.): 565
Quota vetta (m.): 1450
Dislivello complessivo (m.): 885
Sviluppo: km. 13,2 a/r
Difficoltà: MS
Cartografia: CNS 1:50.000 - DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici: Scialpinismo in Valdossola - Bonavia,Previdoli - Ed. GROSSI
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A dire il vero oggi volevamo andare al Pizzo Bandiera a Devero, cercando di sfruttare la finestra di bel tempo prevista... Peccato che, arrivati a Goglio, ci ritroviamo sotto una fitta nevicata "da sfondamento", per cui decidiamo di fare dietro front andando a cercare il bel tempo. Come spesso accade con le perturbazioni confinali, in Val Vigezzo c'è il sole, così dopo breve consulto ci indirizziamo verso una meta per me del tutto sconosciuta ancora: il Tignolino. Certamente non arriveremo in cima, però proviamo a salire imponendoci di girare i tacchi a mezzogiorno, vista l'ora ormai tarda e le temperature primaverili.
A Trontano ormai si sente aria di primavera, vista la quota, e così ci incamminiamo sci in spalla per una buona mezz'oretta lungo la poderale di servizio all'alpe Parpinasca. A 750 metri la copertura nevosa è continua, così finalmente riusciamo a calzare sci e ciaspole. Siamo in una bellissima faggeta, e nelo silenzio più totale riusciamo a scorgere alcuni caprioli in cerca di cibo. La neve aumenta a vista d'occhio man mano che ci si avvicina a Parpinasca, dove le baite sono ancora semisommerse: il rifugio creato dall'ente Parco è ovviamente chiuso (e a dire il vero un po' troppo sovradimensionato per i miei gusti....).
Saliamo ancora per un'oretta, ci imponiamo come meta le baite dell'alpe Pieso, seguendo le numerose tracce che si dirigono verso la Costa dei Bagnoli: giungiamo alle baite verso mezzogiorno, il cielo da azzurro e terso si va via via coprendo, un veloce spuntino consumato sui tetti delle baite (qui la copertura nevosa supera abbondantemente i 2 metri, e siamo a quota 1400!) e scendiamo su una bella neve primaverile sino a Parpinasca, poi lungo la strada con un po' di acrobazie alla ricerca delle lingue di neve rimaste in basso.
In conclusione, poco più di una passeggiata in luoghi certamente suggestivi che sicuramente rivisiteremo....
MONTE LEONE mt 3554
Località partenza: Simplon Pass
Quota di partenza (m.): 2005
Quota vetta (m.): 3554
Dislivello complessivo (m.): 1500 (+200)
Sviluppo: km. 18,1 a/r
Difficoltà: BSA
Cartografia: CNS 1:50.000 - VISPSKI
Rif.bibliografici: Scialpinismo in Valdossola - Bonavia,Previdoli - Ed. GROSSI
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Il Monte Leone è la massima elevazione delle Alpi Lepontine: montagna dal profilo imponente e nello stesso tempo elegante quando la si guarda dalle dolci praterie di Veglia, presenta un aspetto decisamente più docile dal versante di salita scialpinistico, che parte dal Passo del Sempione. E in effetti è una gita relativamente semplice, se non fosse per il notevole sviluppo (oltre 18 km a/r) e per la cresta finale che può risultare più o meno ostica a seconda dell'innevamento. In quest'inverno eccezionalmente prodigo di neve era lecito aspettarsi condizioni ottimali, e così è stato!
La sveglia oggi è suonata molto presto, alle 6.30 siamo già nel piazzale dell'Ospizio pronti a partire, con le prime luci dell'alba che illuminano il Fletschorn. Non fa molto freddo, e si sale rapidi e spediti giungendo in breve al ripido traverso sotto l'Hubschorn, anche questo in condizioni ideali. Risaliamo verso il colle del Breithorn che raggiungiamo dopo circa 3 ore di salita: un passo discreto e costante. Dal Colle la nostra meta è finalmente visibile, si devono perdere circa 150 metri di dislivello dirigendosi verso nord-est sull'ampio ghiacciaio di Alpje: è questo un tratto estenuante, circa due chilometri che percorreremo con qualche difficoltà a causa del forte vento che si è improvvisamente alzato e della neve "marmorea" che ci crea qualche problema. Giunti in prossimità del caratteristico intaglio della cresta lasciamo gli sci e, calzati i ramponi, ci apprestiamo a salire sul filo di cresta: è il tratto più delicato della salita, ma le condizioni sono ottimali, salvo alcuni brevi passaggi rocciosi la cresta è perfettamente innevata e segnata dai numerosi passaggi. Va comunque percorsa con la massima attenzione e in sicurezza, vista la notevole esposizione sul versante nord, strapiombante sul lago di Avino.
Alle 11.50 siamo in vetta: inutile descrivere la soddisfazione che mi assale, il panorama è veramente fantastico, tutte le principali vette dell'Ossola sono ai nostri piedi!
Il ritorno è stato molto tribolato: i 150 metri da riguadagnare verso il Colle del Breithorn sono eterni, e il vento ora è veramente fastidioso. Troviamo riparo in mezzo ad una gigantesca onda di neve per togliere le pelli ed apprestarci alla discesa: la neve è bella nella parte alta, e ci consente di scendere molto rapidamente. Solo nella parte bassa, dopo il traverso verso il Passo, troveremo neve crostosa non ancora trasformata dal sole. ma ormai siamo arrivati, è stata una giornata lunga, faticosa ma fantastica.
Il re Leone oggi è stato generoso e ci ha concesso il privilegio di salirlo!
Il Breithorn e il ghiacciaio di Homattu
Il ripido traverso sotto l'Hubschorn è in condizioni ideali
salendo verso il colle del Breithorn, procediamo spediti....
La nostra attenzione fatalmente cade sulla imponente parete nord del Fletschorn
Il ghiacciaio di Homattu e l'Hubschorn dal colle del Breithorn
Colle del Breithorn: lo valichiamo e scendiamo sul ghiacciaio di Alpjje
La cresta, in eccellenti condizioni di innevamento....
Veduta verso il gruppo del Diei-Cistella e la conca di San Domenico
In cresta
SCHILTHORN da Egga-Rossbode
Località partenza: Egga, Simplon Dorf
Quota di partenza (m.): 1550
Quota vetta (m.): 2794
Dislivello complessivo (m.): 1244
Sviluppo: km. 11,3 a/r
Difficoltà: BS
Cartografia: CNS 1:50.000 - VISPSKI
Rif.bibliografici: Scialpinismo in Valdossola - Bonavia,Previdoli - Ed. GROSSI
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Oggi è una giornata stupenda, ma appena sceso dalla macchina un vento gelido entra nelle ossa, e così capisci subito che non sarà una giornata propriamente primaverile.... Molta gente alla segheria di Egga, gita degli amici del corso di scialpinismo del Cai di Gallarate. Con grande piacere incontro Federico (www.thinkice.it), scambiamo quattro chiacchere e poi su veloci per sfuggire alle folate patagoniche. Il vallone di Rossbode è meraviglioso, si sale con l'occhio costantemente attratto dalla crepaccia terminale del ghiacciaio del Fletschorn, uno spettacolo impressionante! La neve è fantastica e abbondante, e dopo aver superato un ripido canale arrivo alle baite di Rossbodestafel mt. 1930, sommerse dalla neve.
Saluto Lele e gli altri amici di Borgo diretti al Griessernuhorn e inizio a risalire i ripidi canali dello Schilte, che sembrano disegnati apposta per deliziare lo scialpinista. Si guadagna quota con fatica, il vento sferza il pendio e solleva turbini di neve. Nonostante il sole le basse temperature non permettono alla neve di trasformare, e la progressione in alcuni casi è problematica, bisogna ricorrere alle (poche) risorse tecniche per stare appesi sui ripidi traversi senza usare i rampant.
Fortunatamente in alto si entra in una conca abbastanza riparata dal vento, e dopo un ultimo traverso ghiacciatissimo sbuco in cresta e quasi fatico a rimanere in piedi, investito da una folata assurda. Giusto il tempo di raggiungere la vetta, fare due foto e prepararsi alla discesa e poi giù, non è il caso di rimanere un solo minuto a beccarsi questa tormenta.
Discesa su neve durissima e bella, anche se non ancora trasformata: ma giunti quasi in fondo al canale il sole ha già compiuto il suo eccellente lavoro, ed allora .... firn!
Ma il vero divertimento arriva sotto le baite di Rossbodestafel: senza indugio, notando le numerose tracce, mi infilo nel letto del torrente, e così inizia un toboga da sballo su neve fantastica, aggirando massi, roccette e alberi. A mezzogiorno sono alla macchina, gita ultra rapida ma molto divertente! Lo Schiltorn non delude mai.....