Località di partenza: chiesetta di Bord, Zwischbergental
Quota di partenza (m.): 1360
Quota vetta (m.): 2318
Dislivello complessivo (m.): 958
Sviluppo: km 9,8 a/r
Difficoltà: BS
Cartografia: CNS 1:25.000 fgl. 1309-SIMPLON
Rif.bibliografici: SciAlpinismo in Valdossola-Bonavia,Previdoli - ed. Grossi
Scarica Traccia GPS (formato PLT-Oziexplorer)
Oggi il vento la faceva da padrone in Ossola-Sempione: arrivati a Devero con l'intenzione di salire al Bandiera o alla Marani furiose folate di vento ci hanno fatto fare immediato dietro-front. Ed ecco così l'idea alternativa che si materialzza (grazie a Francesca...): proviamo ad andare in Zwischbergental, vallata di solito risparmiata da Eolo.
Ma che posto è? Solo pochi cultori "local" sanno infatti che esiste, incassata tra le impressionanti gole di Gondo, una valle quasi dimenticata dal tempo. E' la Zwischbergental: anticamente chiamata Val Vaira, oggetto di innumerevoli contese tra le popolazioni vallesane e le nobili famiglie novaresi, sino a divenire territorio della Confederazione Elvetica sin dal 1495. E' una valle molto stretta, incassata tra impressionanti forre che formano nella sua parte terminale la bella cascata di Grosswasser, visibile da Gondo, posto di frontiera elvetica, buttando l'occhio sulla sinistra del torrente Diveria. Una ripidissima strada asfaltata si arrampica per la montagna con pendenze elevatissime, giungendo dopo circa 6 km al lago artificiale di Serra, dove si sale ancora per circa un chilometro sino al piccolo borgo di Bord, poche case ed una deliziosa chiesetta. Qui lasciamo l'auto e incontriamo nientemeno che Mr. Cappef, alias Flavio con l'amico Avio già in procinto di partire con istinto bellicoso.
Ci inoltriamo sui pratoni sovrastanti il villaggio in direzione ovest: ben presto si entra in un bosco piuttosto fitto e ripido. La recente nevicata dei giorni scorsi è stata appena sufficiente a coprire i prati - ormai in veste primaverile - così anche in salita si fatica non poco e ci si adegua alla fine arte del ravanage. Quando si sbuca sulla strada del passo Furggu fortunatamente la situazione migliora: ora la neve è abbondante, e così dopo aver seguito la strada per circa 1 km la si lascia alla propria destra per salire un rado bosco di larici molto bello e caratteristico.
Splendide le visuali verso i vicini Seehorn e Pioltone, desolatamente privi di neve quest'anno, e sul Monte Leone. Si prosegue ora in direzione nord-ovest, grazie all'ottima traccia nella neve alta fatta da Avio e Flavio (che qui ringrazio di cuore). Il vento ci sferza con folate gelide ed improvvise quando giungiamo sulla cresta: il tempo di ammirare lo splendido panorama (purtroppo le nuvole ci coprono la visuale verso il trittico del Sempione) e subito ci prepariamo per la discesa, che si dimostrerà alquanto infida.
La neve infatti - lavorata dal vento - si presenta della stessa consistenza del cartongesso: pura sopravvivenza, giusto qualche curvetta in basso nei pochi tratti di polvere nel bosco al riparo dal vento. Saggiamente, una volta raggiunta la stradina, decidiamo di percorrerla interamente sino a Bord, evitando la parte di bosco iniziale scarsamente innevata. Le nostre solette sentitamente ringraziano....
Località di partenza: Alpe Devero, loc. Ai Ponti
Quota di partenza (m.): 1630
Quota vetta (m.): 2938
Dislivello complessivo (m.): 1308
Sviluppo: km 18,5 a/r
Difficoltà: BSA
Cartografia: CNS 1:25.000 fgl. 1290 - HELSENHORN- 1270-BINN
Rif.bibliografici: SciAlpinismo in Valdossola-Bonavia,Previdoli - ed. Grossi
Scarica Traccia GPS (formato PLT-Oziexplorer)
E' difficile a mente calda descrivere le sensazioni provate oggi, però credo proprio di poter affermare che è stata una gita semplicemente spaziale: difficilmente capita di fare 18 km con gli sci senza incontrare anima viva in un ambiente montano così bello e particolare come quello della Valdeserta e del Passo della Rossa!
Una sola raccomandazione: la gita ha uno sviluppo notevole e quindi va affrontata con una adeguata preparazione fisica. Inoltre il canalino di accesso al Passo della Rossa è assolutamente non banale e richiede condizioni perfette per essere salito, in ogni caso picozza e ramponi sono d'obbligo...
Arriviamo a Devero alle 7,30, il tempo è nuvoloso ma si aprono spiragli di sole incoraggianti: e si parte, attraversando la piana, la Rossa ci indica il cammino evidente. Subito qualche problema nel tratto centrale di canale che porta ai Piani della Rossa, che soffre sempre di scarso innevamento vista l'esposizione. Si tolgono gli sci e si cammina per 5 minuti, prestando attenzione al ghiaccio affiorante dal sentiero estivo. Quando rimettiamo gli sci siamo quasi ai Piani della Rossa, ambiente sempre suggestivo con gli enormi massi erratici dispersi qua e là da chissà quale ordine caotico.
La neve è insidiosa in questo tratto e nel successivo canale che si imbocca alla nostra destra, si alternano tratti ghiacciati ad altri ben portanti: sono abbastanza teso e concentrato, al punto da non godermi dallo spettacolo circostante. Si arriva alla fatidica bastionata rocciosa, che d'estate si supera con una lunga scala, che naturalmente oggi è abbondantemente sepolta dalla neve. Leghiamo sci e bastoncini agli zaini, picozza e ramponi e via, su per il ripido canalino (45-50°): non oso nemmeno guardarmi in basso, la tensione è altissima ma si stempera subito dopo l'uscita. Lo spettacolo ora è emozionante e finalmente riesco a godermelo: proseguiamo verso il Passo della Rossa, l'omonima punta alla nostra sinistra è coperta dalle nuvole che creano effetti suggestivi.
E' un tratto molto suggestivo, anche qui dominato da enormi massi che ora si presentano perlopiù coperti da metri di neve: in breve si giunge al Passo della Rossa, sotto di noi il grande lago di Geisspfad coperto di neve.
Ora le nuvole si diradano, sembrano fermarsi proprio al confine del passo, e ci regalano visioni mirabili sulla Rossa: fa caldo, e soffro parecchio, ci tocca battere traccia su 20 cm di neve recente farinosa, qualche pendio è molto carico e ci fa drizzare per bene le orecchie. E' un ambiente esaltante e selvaggio però, sopra di noi le ardite guglie rocciose di Valdeserta, per dossi e vallette si giunge infine al Mitterberg Pass (m. 2824). Proprio di fronte a noi la Punta di Valdeserta, sembra in buone condizioni, ma ormai è troppo tardi e dopo una breve sosta infastidita da un forte vento iniziamo a scendere verso la Valdeserta.
Il primo canale è da antologia dello sci, e non possiamo fare a meno di riguardare le nostre "firme": poi via via la neve peggiora e alcuni tratti si presentano molto insidiosi non consentendoci una sciata rilassata. Le cose migliorano quando si arriva al piano di Valdeserta, dove la neve ormai trasformata si presenta in condizioni ideali, specie nel boschetto che porta a Codelago, molto divertente. Arriviamo sul lago, ancora ben ghiacciato, e ci sorbiamo il lungo tratto a passo pattinato che ci porta allo sbarramento della diga. Da qui una veloce discesa a Crampiolo e Devero su neve ormai marcetta ma scorrevole...
Che dire, una giornata fantastica: sempre pronto a ricredermi, ma per l'ambiente attraversato a mio parere la più bella gita scialpinistica in Ossola.... assolutamente da fare!
Località di partenza: La Frua, Albergo Pernice Bianca
Quota di partenza (m.): 1700
Quota vetta (m.): 2864
Dislivello complessivo (m.): 1164
Sviluppo: km 10,4 a/r
Difficoltà: BS
Cartografia: CNS 1:25.000 fgl. 1271 - Basodino
Rif.bibliografici: SciAlpinismo in Valdossola-Bonavia,Previdoli - ed. Grossi
Scarica Traccia GPS (formato PLT-Oziexplorer)
Con le attuali condizioni non si poteva non tornare sul luogo del delitto.... ed eccoci qui ancora in alta Formazza, questa volta al Corno Orientale di Nefelgiù, gita bellissima e neve nella parte alta ancora migliore di giovedì......
Nei pressi dell'albergo Pernice Bianca (quest'anno inspiegabilmente chiuso), ci si innalza in direzione NO su facili pendii disseminati da ontanelli. Nonostante la meteo segnali peggioramento, la giornata è splendida e tira qualche refolo di vento. Ben presto ci si alza di quota, con begli scorci verso il Basodino: aggirato un dosso in direzione SO si giunge ad un pianoro che finalmente ci apre bellissimi scorci sul vallone da percorrere, dominato dalle ardite guglie dei Corni di nefelgiù da un lato e dalle Punte di Ban dall'altro.
In breve si giunge al passaggio più ostico dell'itinerario, un ripido traverso da affrontare con molta cautela (oggi le condizioni erano molto buone, ma nel caso non ci senta sicuri conviene mettere i rampant vista la ripidità del pendio).
Terminato questo tratto insidioso si apre di fronte a noi lo splendido canalino finale: condizioni eccellenti, anche se l'innevamento non è abbondante (nella parte mediana alcune roccette affioranti creano qualche disagio). Arriviamo al colletto che si apre sul sottostante vallone del Vannino: qui lasciamo gli sci e risaliamo a piedi i pochi metri di pendio che ci portano alla cima del Corno orientale di Nefelgiù. Un tiepido sole ci invita ad una piacevole sosta, che ci consente di ammirare lo splendido panorama circostante.
Discesa stupenda su neve durissima nel canale, poi ancora splendide condizioni sino quasi ai pendii conclusivi, dove purtroppo la sciata è ostacolata dalle numerose tracce gelate, comunque ben sciabile e trasformata.
In conclusione, stupenda gita in uno dei luoghi più selvaggi delle montagne formazzine.....
Infine, visto che oggi è la loro festa, un doveroso omaggio fotografico a Francesca e Alessandra, le nostre sorelle Nefelgiù....
Località di partenza: Ponte Formazza, stazione a monte seggiovia Sagersboden
Quota di partenza (m.): 1772
Quota vetta (m.): 2583
Dislivello complessivo (m.): 811
Sviluppo: km a/r
Difficoltà: BS
Cartografia: CNS 1:50.000 fgl. Nufenen
Rif.bibliografici: SciAlpinismo in Valdossola-Bonavia,Previdoli - ed. Grossi
Scarica Traccia GPS (formato PLT-Oziexplorer)
Splendide condizioni oggi, grazie al vento dei giorni scorsi e alle basse temperature ( -8 °C alla partenza). L'ideale sarebbe stato fare il giro completando la discesa sul versante di Morasco, ma purroppo non esistono servizi pubblici tra Riale e Ponte...
L'itinerario è molto semplice, e sfrutta nella parte iniziale la seggiovia del Sagersboden (altrimenti volendo fare gli integralisti o nel caso fosse chiusa si partirebbe da Ponte Formazza aggiungendo altri 500 metri di dislivello lungo la pista di discesa).
Dalla stazione a monte la gita segue la recente strada di servizio che si inoltra nel vallone del Vannino, un'opera dissennata che ha distrutto a colpi di ruspe uno dei valloni più belli ed incontaminati dell'Ossola: la neve fortunatamente in inverno copre questo scempio, anche se nella parte bassa comincia a scarseggiare! Dopo aver guadato un ruscelletto si entra nel lungo vallone del Vannino: il lungo cammino praticamente in falsopiano sino alla diga e al RIfugio Margaroli è ampiamente ricompensato dall'ambiente meraviglioso. Si procede a fianco di suggestive pareti calcaree, con la Punta d'Arbola sempre di fronte noi a farci da quida.

Una volta raggiunta l'Alpe Vannino (m. 2194) e il sovrastante rifugio CAI Margaroli, si volta decisamente in direzione nord imboccando i primi ripidi pendii che ci fanno entrare nel vallone di Nefelgiù, ripido ed incassato: è il punto chiave della salita, ed anche il più pericoloso poichè i ripidi pendii laterali scaricano abbondantemente.
Oggi però le condizioni sono perfette: il vento ha ricoperto di un leggero strato di farina le tracce precedenti e già si pregusta quella che sarà la discesa. Il passo Nefelgiù è spazzato da forti raffiche di vento: è uno dei luoghi più belli e solitari dell'Ossola, e se non fosse per il vento si starebbe qui ore intere ad ammirare le vette che lo contornano.
Inutile dire, con queste premesse, che la discesa è stata una delle migliori che io ricordi: neve fantastica per tutto lo sviluppo, anche in basso non ha mollato per nulla. Meglio che sciare in pista!
Vi sono giornate in cui ci si sente in pace con il mondo: oggi è una di queste, fatta di grandi spazi, di silenzi, di solitudine. Senza affanni, senza il bisogno di dover andare per forza da qualche parte, basta lasciarsi andare, dove ti porta il cuore.... ed oggi il cuore mi ha portato qui, al Passo di Nefelgiù, in alta Val Formazza. Lo sguardo va lontano, oltre quelle montagne, e penso a qualcuno che non c'è più, ma che da qualche parte, lassù in alto, mi guida e mi aiuta ad andare avanti...... ciao papà!
Località partenza: Cheneil, parcheggio loc. Barmaz
Quota di partenza (m.): 2024
Quota vetta (m.): 3207
Dislivello complessivo (m.): 1183
Sviluppo: 12 km a/r
Difficoltà: BS
Cartografia: IGC 1:50.000 - Cervino e Monte Rosa - fgl. 5
Rif.bibliografici:
Scarica Traccia GPS (formato PLT-Oziexplorer)
Le previsioni per oggi davano giornata ventosa e straordinariamente calda: ce ne siamo immediatamente accorti appena scesi dall'auto nel piazzale alle porte della conca di Cheneil, ancora chiusa al traffico motorizzato (e speriamo lo rimanga). Gran traffico oggi, una nutrita mandria di oltre 50 ciaspolatori sta per dare l'assalto alla Punta Falinere, ma noi abbiamo altre mete: a dire il vero siamo indecisi tra la Roisetta e il Petit Tournalin, vedremo strada facendo...
La conca di Cheneil ci appare nel suo magnifico aspetto innevato e con la sua corona di cime spazzate dalla bufera, ma noi imperterriti cominciamo a salire, una leggera spolverata notturna ci regala una neve molto bella ed anche il lunghissimo traverso che ci aspetta è in condizioni perfette.
Puntiamo in direzione della Punta Roisetta, preceduti da uno sparuto gruppetto di scialpinisti. Le raffiche di vento arrivano improvvise ed impetuose e ci lasciano perplessi sul proseguire o meno: ma salendo vanno progressivamente diminuendo d'intensità, e poi il sole ci riscalda piacevolmente. Ed allora eccoci alla decisione di tentare il Petit Tournalin: si punta alla depressione tra le due cime, che si guadagna procedendo su pendii molto belli e suggestivi, ambiente veramente maestoso.
Purtroppo il vento in alto ha lavorato molto, spazzando la neve in prossimità del Col Tournalin, a due passi dalla vetta: bisogna proseguire a piedi sulla falsariga del sentiero estivo, seguendo gli ometti: alcuni di noi giungono al Col Tournalin, ma per la vetta è ormai troppo tardi, Pazienza, l'ambiente è comunque bellissimo e ci aspetta un primo tratto di discesa divertente e solitaria: siamo noi soli a dominare dall'alto la conca di Cheneil.

La brutta sorpresa,. ma c'era da aspettarselo - la troviamo man mano che scendiamo di quota dopo il traverso: la neve è di infida qualità e ci crea non pochi problemi. In questi casi sciare è una parola grossa: si perde quota con la massima attenzione, con inversioni intervallate da lunghe diagonali. Nel tratto di bosco sovrastante Cheneil, che le relazioni davano in ottime condizioni appena pochi giorni fa, sfondando la neve sono affondato sino al bacino: non vi dico che fatica uscirne!
Insomma, gita dalle due facce: splendida salita, peccato per la vetta mancata e discesa da dimenticare, ma con il caldo anomalo di oggi non poteva che essere così. Speriamo nevichi un po, e soprattutto che faccia meno caldo, altrimenti la stagione finirà molto presto quest'anno.....