Eh, sì, la stagione è finita: le temperature estive di questi giorni mi hanno convinto a riporre gli sci in soffitta. Non sono ancora - e forse non lo sarò mai - uno stacanovista cacciatore di vette e di 4000: per questa categoria di scialpinisti la stagione è ancora lunga ed in alto le condizioni tutto sommato sono ancora buone.
Per me scialpinismo significa muoversi nella neve, addentrarsi nella magia di in un bosco di larici subito dopo una nevicata, assaporare la suggestione dell'inverno e delle sue luminose e fredde giornate.
Ora aspetterò che la neve si sciolga (e se andiamo avanti così non ci vorrà molto) per iniziare le mie passeggiate estive in montagna, a piedi e con la mountain bike.
E' stata una stagione strana, un inverno che non c'è mai stato, neve con il contagocce. Eppure sono soddisfatto, e riconosco di essere migliorato notevolmente, sia tecnicamente che mentalmente: l'ho capito nella splendida due giorni sul Gran Paradiso. Sono pronto per affrontare un mini raid di più giorni, magari nell'Oberland o chissà... la Chamonix Zermatt rimane sempre nel cassetto dei sogni...
Per intanto... si pedala, la mia bici è tutta contenta di essere uscita dalla naftalina dopo tanto tempo. Volevo ringraziare i compagni di gita che mi hanno fatto compagnia quest'inverno: Marco, Michele, Sergio, Ornella, Luca, Francesca, Alessandro e Oscar che mi ha guidato sul Gran Paradiso
Buone gite a tutti e alla prossima stagione!
Località partenza: loc. Pravieux (Valsavarenche)
Quota di partenza (m.): mt 1836
Quota vetta (m.): 4061
Dislivello complessivo (m.): 2225
difficoltà: BSA
Cartografia: IGC 101 - Gran Paradiso-La Grivola-
Rif.bibliografici:
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Partiamo dal parcheggio di Pravieu a mezzogiorno: ci aspetta un'ora di salita con gli sci in spalla, lungo la splendida mulattiera reale che ci porterà allo Chabod. Alle baite di Lavassey riusciamo a mettere gli sci e così giungiamo senza troppi problemi al rifugio Chabod, dove la vista sulla parete nord del Gran Paradiso è incomparabile. Il rifugio è carino, raccolto e perfettamente inserito nell'ambiente circostante. Non è nemmeno troppo affollato, così abbiamo tutto il tempo per rilassarci e crogliolarci al sole.
E' mattina, l'aria è frizzante e la giornata si preannuncia splendida. Iniziamo a risalire la morena del ghiacciaio di Laveciau, sino ad entrare in un dedalo di seracchi maestosi. La salita è ben tracciata, solo in qualche punto mettiamo i rampant. Nei pressi della cosiddetta "Schiena d'Asino" la nostra traccia si congiunge con quella che arriva dal Rif. Vittorio Emanuele, dove numerose comitive ci precedono nel tratto finale
Alle ore 10.30 siamo all'attacco della cresta finale: abbiamo fatto un buon passo e quasi non mi sono accorto della fatica e della quota. Calziamo i ramponi, ci leghiamo e superiamo le esposte roccette che portano alla vetta: è fatta, il mio primo quattromila con gli sci!
Dalla vetta il panorama è maestoso: qui il Ciarforon con la sua calotta glaciale. CI soffermiamo alcuni minuti, poi incalzati dalla calca di sciatori che arrivano alla spicciolata, ci apprestiamo alla discesa. Nella prima parte la neve non è eccezionale: ancora troppo dura e tritata dagli innumerevoli passaggi. Poi scendendo verso il rifugio Vittorio Emanuele riusciamo a scovare qualche bel tratto di firn dove disegnare belle curve.
Arriviamo al Vittorio Emanuele verso le 12, il rifugio è decisamente più affollato dello Chabod e ci fermiamo giusto il tempo di rifocillarci. Ci aspetta ancora un'ora di salita verso il Colletto del Ciarforon per accedere al vallone del Grand Etret che ridiscenderemo integralmente sino a Pont.
Nella parte alta del vallone troviamo bei tratti di neve trasformata, poi in basso dobbiamo arrangiarci in qualche modo, la neve è poca e la primavera incalza. Così dopo qualche guado avventuroso e svariati ravaamenti nel bosco guadagniamo la pista da fondo che ci porta al piazzale di Pont, dove abbiamo lasciato l'altra auto e dove festeggiamo a dovere il nostro Gran Paradiso....
Località partenza: Berisal, tornante sulla SS del Sempione
Quota di partenza (m.): mt 1524
Quota vetta (m.): 2986 (attacco cresta)
Dislivello complessivo (m.): 1462
difficoltà: BS
Cartografia: CNS- fgl. 1289 Brig 1:25.000
Rif.bibliografici: L.Bonavia, M.Previdoli. Grossi-Domodossola. Sci Alpinismo in Valdossola. N° 33
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Giornata di ferie, ieri ha nevicato discretamente e così ne abbiamo approfittato per fissare la bandierina su una montagna che da tempo era nei miei obiettivi. Sì, perchè il Rebbio è stranamente zona poco battuta rispetto alle stragettonate gite classiche del Sempione (Breithorn,Spitzhorli,Galehorn ecc).
Alle 7.30 abbiamo gli sci ai piedi: dopo un breve tratto di strada forestale che porta alle baite di Tamatte si oltrepassano due torrentelli e si attacca il sentierino che risale verso il rifugio della BortelHutte(mt 2113).
Da qui in poi lo scenario è a dir poco esaltante: tantissima neve vergine e pendii immacolati che sembrano disegnati apposta per lo sci. La sagoma del Rebbio ci indica la direzione di marcia, ma dovremo macinare ancora molta strada, accompagnati dalle forme sinuose della Punta d'Aurona e del Terrarossa. Fa caldo, il cielo è terso di un blu cobalto, e i nostri sci scivolano silenziosi nella neve: l'attacco della cresta viene raggiunto con un ultimo ripido tratto in diagonale su un pendio che ci lascia qualche preoccupazione.
La cresta finale la lascio volentieri agli esperti, viene considerata abbastanza difficile ed oggi si presenta più ostica che mai con neve soffiata dal vento. Mi affaccio dalla finestra di un piccolo terrazzino roccioso proprio alla base, e di fronte a me si apre lo spettacolo della conca di Veglia ammantata di neve, solitaria nel suo lungo isolamento invernale.
La discesa sino alla BortelHutte è stata la sciata più bella dell'anno: 30 cm di farina sotto i nostri sci non si trovano tutti i giorni, specie in questa stagione, e ce li godiamo proprio tutti. Poi la neve - scaldata a dismisura da un sole implacabile - peggiora a vista d'occhio e si ravana alla grande sul sentiero che scende al torrente. Per non rischiare le solette ( e anche qualcos'altro..) decido di togliere gli sci nell'ultimo tratto in cui ormai affiorano le pietre (e pensare che solo al mattino eravamo saliti benissimo, pazzesco il sole d'aprile..). Poi un lungo spingere sulla strada forestale sino alla macchina.
Località partenza: Oberems - Turtmanntal
Quota di partenza (m.): mt 1443
Quota raggiunta (m.): 1920
Dislivello complessivo (m.): 480
difficoltà: MS
Cartografia: CNS- fgl. 273 Montana 1:50.000
Rif.bibliografici:
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Oggi passeggiata rilassante ma molto gratificante........
Il menu prevedeva il Terrarossa, ma la meteo non ci dava molta speranza. Decidiamo di partire comunque, confortati dal meteo svizzero che dava abbastanza soleggiato a nord delle Alpi. Al Sempione però il clima era veramente da lupi, cielo plumbeo e nuvole basse per nulla incoraggianti, mentre sotto di noi la valle del Rodano si presentava sotto uno splendido sole.
A questo punto rapida decisione: o tornare a casa con le pive nel sacco oppure andare a curiosare in qualche posticino nuovo. E così - senza uno straccio di carta o indicazione - vediamo una invitante serie di cime baciate dal sole e ci dirigiamo verso di esse: superiamo Visp e dopo qualche chilometro svoltiamo a sinistra - direzione TURTMANNTAL!!!
La strada - strettissima ma molto panoramica, ci porta dopo qualche chilometro al piccolo centro di Oberems: posto fantastico, in vero stile svizzero: casette in legno ordinate, prati verdi.. già, ma la neve? Proseguiamo fiduciosi dopo aver visto un cartello recante le indicazioni Gruben-TurtmanHutte-8 km, ma dopo poche centinaia di metri una sbarra ci preclude ogni possibilità di continuare: una breve ricognizione a piedi con la speranza di trovare un poco di neve ci lascia senza possibilità di scelta. Si torna indietro, non prima di aver visitato e fotografato con dovizia di particolari le splendide architetture del paesello.

Ad un certo punto notiamo una stretta stradina asfaltata che si diparte da una serie di paline segnaletiche: la seguiamo e - come d'incanto - dopo pochi chilometri ci troviamo in uno splendido bosco innevato, con numerose tracce di sciatori.
Che fare? SI va in avanscoperta, nonostante siano ormai le 11! E così proseguiamo sulla strada forestale dal fondo perfettamente innevato (esposta a nord): ad un certo punto, seguendo vecchie tracce, tagliamo direttamente nel fitto bosco di larici in un ambiente fatato. E come d'incanto eccoci in un piccolo paradiso:l'alpeggio di Griebjini, baciato dal sole. Aggirandoci tra le splendide baite facciamo la conoscenza di Michel a cui chiediamo informazioni sul posto: ci indica la sovrastante vetta del Hemshorn, così proseguiamo ancora per un tratto, ma ormai è decisamente troppo tardi.

Tolte le pelli, ritorniamo all'alpeggio: Michel non c'è più, ma davanti alla sua bella baita c'è in fresco una buona bottiglia di vino vallesano per noi! Grazie Michel, sicuramente torneremo da te per festeggiare con una buona bottiglia di barbera....
In conclusione, poco più di una passeggiata, ma abbiamo scoperto un posto veramente meraviglioso!