Salitomania

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Utente: salitomania
Nome: Fabrizio G.
Benvenuti a tutti gli amanti della montagna. Vivo nella zona del Cusio ed amo in maniera sfrenata la montagna e tutti gli sport che la riguardano: ne prediligo l'aspetto invernale,per questo motivo lo scialpinismo è la mia attività preferita. L'augurio è che con queste mie piccole "note a margine" altre persone possano appassionarsi a questo sport e alle nostre belle montagne dell'Ossola. Infine vorrei ricordare a tutti che la meta è là dove ciascuno di noi la pone, non necessariamente sulla cima di una montagna. Quindi prudenza e buon senso, ragazzi!!

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sabato, 31 ottobre 2009

I corti di Velina, viaggio nel passato della Valgrande.....

VELINA mt 834
Il ponte di Velina, un pezzo di storia della Val Grande
 
Località partenza:   Bignugno
Quota di partenza (m.):  555
Quota vetta (m.): 1574
Dislivello complessivo (m.):  1140 mt (considerando i saliscendi)
Sviluppo: 13,6 km
Difficoltà:  E/EE (nel tratto Velina-Cicogna)
Cartografia:  CNS -fgl 285  1:50.000 DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici: Val Grande - P.Crosa Lenza, ed. Grossi Domodossola
  Scarica Traccia GPS (formato GPX) 


La meta odierna doveva essere la Cima Tuss, quella di fianco alla Cima Sasso, ma già al mattino presto quando recupero Vittorio all'imbarcadero di Intra capiamo subito che non è caso: dense nuvole basse e grigie ci annunciano che la giornata sarà tipicamente novembrina, se va bene non prendiamo acqua!
Però siccome siamo previdenti abbiamo messo in azione il "piano B" , ed è venuta fuori una gran bella gita nel cuore della Val Grande, alla scoperta dei corti abbandonati di Velina
Per chi conosce anche solo sommariamente la storia della Val Grande, dai disboscamenti di inizio secolo ai tragici eventi della guerra di liberazione, Velina rappresenta senza alcun dubbio il simbolo stesso del parco. L'omonimo ponte ha visto transitare generazioni di alpigiani di Rovegro che inalpavano i tre nuclei dell'alpeggio (disposti a mo' di scala lungo il costolone che scende dalla Cima Tuss): durante il rastrellamento del 1944 Velina fu quasi completamente distrutta dai mortai tedeschi, e ciononostante subito dopo la liberazione tutte le baite furono diligentemente ricostruite dagli alpigiani. Poi, lento ed inesorabile, il declino: nel giro di pochi decenni l'alpeggio venne abbandonato e la natura si riprese prepotentemente ciò che l'uomo aveva faticosamente conquistato: i prati diligentemente falciati lasciarono il posto al bosco. Medesima sorte subirono tutti gli alpeggi della Val Grande: oggi rimangono solo i segni di questo abbandono...
 
Velina Alta, rovine....
 
La traversata della Bassa Val Grande, come viene chiamata tradizionalmente la gita di oggi, non è propriamente una passeggiata per famiglie, come viene dipinta da alcuni. In questa stagione le foglie e l'umidità rendono il terreno insidioso, e nel tratto tra Velina e Uccigiola si devono affrontare alcuni tratti attrezzati con catene laddove il sentiero è franato definitivamente: per il resto, si cammina per tutto il giorno nel bosco, in piena sintonia con la natura....
Velina, dunque... Ci arrivo dopo tre ore di cammino, seguendo l'antica "stra' di vacc" che attraversa numerosi alpeggi "bassi" dove tra  miseri ruderi resistono ancora i pergolati dove veniva coltivata la vite: Pezza Blena, Bettina, la Cappella dell'Or Vergugn, dove gli alpigiani appendevano una croce prima di portare a valle i morti negli alpeggi.... Poi il Ponte di Velina, splendido nella sua austerità: quante storie si sono consumate su quelle arcate! E infine ecco apparire  i primi resti di Velina, ormai fagocitati dal bosco, dove spettrali si ergono giganteschi castagni secolari: Velina Bassa (660mt) è il primo corte, un vero e proprio villaggio con le strette vie e le case addossate l'una all'altra. Ovunque, accanto ai segni dell'abbandono, scorgiamo miseri resti di vita quotidiana: attrezzi arrugginiti, piccole suppellettili... La sensazione è strana, ma ho come l'impressione di essere osservato, il luogo mi rende un poco inquieto: proseguiamo in piano raggiungendo in breve le baite di Baserga, dove parte il sentiero per Velina Alta. E qui la sorpresa: da una baita esce un filo di fumo, e il nostro arrivo suscita subito l'attenzione di due simpatici cagnoloni. Due ragazzi ci danno il benvenuto: hanno recentemente ristrutturato una baita e uno di loro vive qui stabilmente da diversi mesi. Quattro chiacchere, tanta ammirazione per la loro scelta di vita e proseguiamo nel fitto bosco alla volta di Velina di Mezzo  (788mt) e di Sopra (834mt), il corte più bello, in splendida posizione panoramica (peccato che le nuvole ce lo nascondano totalmente). Pranziamo nella deliziosa corte centrale dell'alpeggio, che effettivamente è il meglio conservato. 
Dopo essere transitati di nuovo per Baserga, ripartiamo alla volta di Cicogna: il cammino è ancora lungo, il sentiero ora in molti tratti è in pessime condizioni e richiede attenzione.
 
WIlderness: tratto attrezzato tra Velina e Uccigiola
 
Passiamo Uccigiola e dopo un continuo susseguirsi di valloncelli e di saliscendi arriviamo a Montuzzo, altro splendido e grosso alpeggio integralmente distrutto ed abbandonato: degni di attenzione gli edifici circolari dei gabinetti, posti all'esterno delle baite, ed il torchio ove venivano spremute collettivamente le uve coltivate nei terrazzi circostanti, ora completamente scomparsi e divorati dal bosco.
Ancora un'ora di cammino ci separa da Cicogna, che tocchiamo marginalmente per imboccare lo splendido lastricato che porta a Cossogno e che incrocia la strada provinciale poco sopra il ponte Casletto.
Dopo una giornata vissuta nel passato, eccoci ritornati alla civiltà....
 


Vittorio in contemplazione, nei pressi di Montuzzo
postato da: salitomania alle ore 19:41 | link | commenti (2)
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domenica, 25 ottobre 2009

Tracce GPS

Ho notato che dopo gli ultimi aggiornamenti della piattaforma Splinder, che ospita questo blog, i file con estensione .GPX riguardanti le tracce GPS delle gite pubblicate non sono più scaricabili. Sono quindi costretto da ora innanzi a pubblicare le tracce GPS in formato compresso (.ZIP): nel caso dovrete dunque decomprimere il file scaricato (usando le note utility Winzip o Winrar) per ottenere il file GPX da caricare sul vostro GPS. Mi scuso  per il disagio, non dipendente dalla mia volontà: nel caso aveste problemi durante queste operazioni potrete richiedermi direttamente via mail (info@salitomania.it) la traccia GPS.
postato da: salitomania alle ore 20:09 | link | commenti
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Cima di Corte Lorenzo, splendida cavalcata in cresta......

CIMA CORTE LORENZO mt 1574
Passaggi impervi...

Località partenza:   Alpe Ompio
Quota di partenza (m.):  980
Quota vetta (m.): 1574
Dislivello complessivo (m.):  1100 mt (considerando i saliscendi)
Sviluppo: 12 km
Difficoltà:  EE
Cartografia:  CNS -fgl 285  1:50.000 DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici: Val Grande - P.Crosa Lenza, ed. Grossi Domodossola
  Scarica Traccia GPS (formato GPX) 

Anche il viaggiatore più distratto diretto in Ossola lungo la superstrada del Sempione non può fare a meno di notare alla sua destra una serie continua ed inquietante di valloni e forre culminanti in aspre cime rocciose: è la catena dei Corni di Nibbio, spartiacque tra l'Ossola e la Val Grande. 
La Cima di Corte Lorenzo è senza dubbio la vetta più rappresentativa ed accessibile di questa catena rocciosa: il CAI Pallanza da pochi anni ha posato la croce e il libro di vetta ed ha opportunamente protetto con catene i punti più esposti del percorso, che rimane comunque severo e di grande impegno, nonostante il dislivello modesto.
Con queste premesse spero di non scoraggiare nessuno, perchè la gita è veramente molto bella e selvaggia, specie se affrontata con condizioni meteo ottimali come quelle di oggi.
Con me oggi ci sono Giada e Vittorio, più agguerriti che mai: ci lasciamo presto alle spalle le baite e i comodi tratturi dell'Alpe Ompio per imboccare l'ampio sentiero che ci porterà al Monte Faiè: l'autunno con i suoi colori è nel massimo dello spendore, ed il panorama una volta giunti  in vetta è di quelli esaltanti, come sempre. Ma non possiamo indugiare molto, Corte Lorenzo chiama....
Siamo ora agli inizi della nostra lunga cavalcata in cresta: sempre immersi nella bellissima faggeta raggiungiamo in breve la Colma di Vercio e proseguiamo lungo il sentiero ben segnato che ci porta ben presto ad affrontare una serie di cime minori note come Denti del Gigante, aggirabili seguendo le tracce lungo il versante valgrandino. Lungo il nostro cammino, d'un tratto una finestra sull'Ossola tra imponenti muraglioni: sono i resti di una teleferica che ai tempi dei disboscamenti in Val Grande portava il legname direttamente a Megozzo: sono passati poche decine di anni, eppure sembrano i ruderi di antiche ere....
 
La nostra meta: Cima Corte Lorenzo
 
Con un occhio al sentiero e l'altro rapito dalla maestosità del panorama, catturato inevitabilmente dalla aspra mole del Pedum, proseguiamo la nostra cavalcata raggiungendo ben presto i famigerati passaggi rocciosi protetti da catene: il lato "heavy metal" della gita, per dirla alla Vittorio... Il primo passaggio è sicuramente impegnativo e richiede destrezza e sangue freddo nel superare un intaglio roccioso: poi una volta risalita l'anticima, caratterizzata da un ripido pendio erboso, eccoci al clou: si scende disarrampicando per alcuni metri ad affrontare una placca rocciosa molto esposta ma ricca di appigli e di appoggi.
L'Ossola ai nostri piedi: lontano le cime del Rosa e dei Mischabel
Superato questo tratto ostico le difficoltà si abbattono e in breve si raggiunge la cima con la croce di vetta, a strapiombo sull'Ossola. Il caldo sole ottobrino ci invita ad indugiare su questo bellissimo balcone panoramico dal quale individuamo tante cime, alcune famigliari, altre meno.
 
In vetta
La discesa richiede - come sempre - ancora più attenzione della salita: solo al termine delle catene ci concediamo il giusto rilassamento e lentamente, assaporando la bellezza e la magia del bosco, ci avviamo sulla via del ritorno passando per l'Alpe Casaracce, posta su di un balcone erboso in splendida posizione panoramica.
 Relax all'Alpe Casarecce
Le ultime luci del giorno ci accompagnano sulla via del ritorno ad Ompio, a conclusione di una delle più belle gite di quest'anno: speriamo che l'autunno ci regali ancora giornate come questa, prima di tuffarci nell'inverno bianco.....
Un grazie a Vittorio e tanti complimenti a Giada che si è ottimamente districata nei passaggi più impegnativi!!!
postato da: salitomania alle ore 19:57 | link | commenti
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sabato, 17 ottobre 2009

Valle Strona, Mazza dell'Inferno

VALLE STRONA - MAZZA DELL'INFERNO MT 1926
Alpe Ventolaro, adagiata ai piedi della Mazza dell'Inferno

Località partenza:
   Forno, Loc. Cerani
Quota di partenza (m.):  976
Quota vetta (m.): 1926
Dislivello complessivo (m.):  950
Sviluppo: 7,9 km a/r
Difficoltà:  E/EE
Cartografia:  CNS -fgl 285  1:50.000 DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici: Valle Strona, sentieri nella storia  e nella natura- P.Crosa Lenz - Ed. Alberti,Intra

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Valle Strona: a due passi da casa, è sempre un piacere tornarvi. Se volete fare una gita nel silenzio dei boschi vestiti d'autunno è il luogo ideale: montagne poco conosciute, ma belle, suggestive e selvagge. Qui la natura è un po' meno aspra che nella vicina Valgrande, segno di una frequentazione ancora viva, anche se molti alpeggi e sentieri sono in stato fatiscente o di abbandono.
Decidiamo di proposito una gita dallo sviluppo modesto, che si svolga in parte nel bosco. E così la scelta è caduta sulla Mazza dell'Inferno, una cima minore sulla cresta di vette che collega il Monte Massone al Capezzone, a picco sul versante ossolano: fa freddo, molto freddo quando scendiamo dalla macchina che parcheggiamo in località Cerani, un chilometro oltre l'abitato di Forno, sulla strada per Campello Monti.Il cielo, a dispetto delle previsioni meteo ottimistiche, è di un grigio indecifrabile: partiamo poco convinti, il sentiero sale ben segnato sino all'Alpe Ravinella di Sotto, oltre si va un po' alla scoperta, stando bene attenti a non perdere i bolli bianco-rossi disegnati sugli alberi. Dopo qualche sano "ravanage" dribblando alberi caduti dalle valanghe dello scorso inverno, sbuchiamo fuori dal bosco e risaliamo un faticoso costolone erboso, dove faticheremo non poco a trovare i segni del sentiero ormai quasi del tutto scomparso. Ma la nostra prima meta è ormai ben visibile: con un lungo traverso raggiungiamo ben presto  i ruderi dell'Alpe Ventolaro mt 1765.
 
Alpe Ventolaro
Al riparo dalle gelide folate di vento mangiamo qualcosa e ci ammutiniamo all'idea di salire in vetta con un simil vento patagonico: dalla bocchetta su cui sorge l'alpeggio l'Ossola è ai nostri piedi, lontano scorgiamo il Cistella immerso dalle nuvole ed imbiancato di fresco.
In poco tempo, mentre eravamo intenti ai preparativi per la discesa, il vento magicamente cala ed anche le nuvole si allontanano velocemente regalandoci una bella finestra di autunno nel suo splendore. Allora decidiamo di lasciare gli zaini e di salire in vetta alla Mazza dell'Inferno, che raggiungiamo dopo un'erta salita, nella parte conclusiva è attrezzata con catene, pur non essendo mai particolarmente esposta.
 
Dalla vetta lo sguardo corre all'Ossola...
 
Dalla vetta il panorama è splendido, grazie alla improvvisa e repentina schiarita: indugiamo a fare foto, poi ritorniamo sui nostri passi, godendo dello splendido ed inaspettato tepore autunnale e del magico colore dei faggi nel bosco..
 
Nel bosco di faggi....
 
postato da: salitomania alle ore 20:04 | link | commenti
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domenica, 27 settembre 2009

Monte Togano, sul tetto della Valgrande....

MONTE TOGANO - MT 2299

Colma di Basagrana: la cresta ovest del Togano immersa nella nebbia

Località partenza:  Alpe Faievo
Quota di partenza (m.):  945
Quota vetta (m.): 2299
Dislivello complessivo (m.):  1354
Sviluppo: 14 km a/r
Difficoltà:  EE
Cartografia:  CNS -fgl 285  1:50.000 DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici: Val Grande, escursioni- storia-natura - P.Crosa Lenz - Ed. Grossi Domodossola


Colma di Basagrana , mt 2070, ore 11. Il valico, storica porta di ingresso in Valgrande per gli alpigiani di Trontano, si apre su due montagne simbolo dell'Ossola: da un lato il Togano, immerso nelle nebbie, dall'altro il Tignolino con la sua elegante cresta est baciata dal sole. Ovviamente scegliamo il Togano..... sì perchè Togano doveva essere e così è stato! E poi la voglia di salire sul tetto della Valgrande era troppa per lasciarsi intimorire da un po' di nebbiolina...
Che strano, penso, sino a qualche anno fa queste montagne mi erano del tutto indifferenti: cercavo soddisfazioni altrove, a Devero, Formazza, posti comodi, sin troppo scontato entusiasmarsi di fronte ai picchi della Rossa, del Cervandone, agli alpeggi curati del Grande Est. Ed invece ora cerco qualcos'altro, qui su queste montagne aspre, poco frequentate, dove tutto o quasi sa di abbandono: eppure, a saperli leggere, questi luoghi hanno un fascino tutto loro. Passi accanto ad una baita semidistrutta, ad ampi pendii ormai invasi dalla vegetazione, e pensi a come doveva essere quassù un tempo non troppo lontano, alla fatica e agli stenti di generazioni di alpigiani che hanno colonizzato caparbiamente queste montagne poco ospitali.

Partiamo da Faievo, 945 mt. : la strada carrozzabile che da Trontano porta sino a Parpinasca ora è diventata comunale sino a qui, quindi non si rischiano multe. Lo so, a giocarla correttamente saremmo dovuti partire da Trontano, ma la gita sarebbe diventata troppo lunga.... Con qualche senso di colpa dunque di incamminiamo a percorrere i circa 2 km di strada che ci separano da Parpinasca: bel posto, balcone naturale sulla piana ossolana, baite ben tenute e l'imponente rifugio (direi di proporzioni spropositate e di dubbia utilità per un escursionista, comodissimo invece ora per gli amanti della polenta e dello spezzatino). Non lo degniamo della minima attenzione, e proseguiamo speditamente verso la Costa dei Bagnoli, prima asperità della giornata. L'autunno sembra ancora lontano, prati e pascoli sono ancora verdissimi ed umidi di pioggia recente: attraversiamo tappeti di rododendri e mirtilli, ancora gustosissimi.
In breve raggiungiamo l'ampia dorsale della Costa dei Bagnoli: ora ci attende un lungo cammino circolare in direzione sud per portarci sotto alla Colma di Basagrana: si traversa una noiosa giavina e quindi il sentiero, sempre ben evidente e battuto, punta con decisione verso l'alto, superando numerosi tornantini.
La Colma di Basagrana mt 2070 ci spalanca le porte alla Valgrande: di fronte a noi la splendida Val Rossa, chiusa dalla inconfondibile mole del Mottac: alla nostra sinistra il Togano, a destra il Tignolino e la Testa di Menta.

Colma di Basagrana: l'elegante profilo del Tignolino e - alla sua sx - la Testa di Menta

Il Togano chiama: dalla Colma tracce di sentiero scendono in direzione est, superando una giavina. Si punta ad un evidente sperone roccioso, dopodichè si abbandonano le flebili tracce che porterebbero al Passo Biordo e si punta direttamente verso la cresta del Togano.
E' un tratto molto faticoso ed infido: ci si deve innalzare su un ripido canalino erboso (attenzione in caso di pioggia o terreno bagnato, scivolare sull'erba in un tratto così ripido potrebbe essere moolto pericoloso!!!), sfruttando qualche balza rocciosa che ci aiuta nella progressione. Puntiamo alla cresta, abbastanza ampia e mai esposta, anche se appena sotto alla vetta si ritrovano tracce di sentiero o di animali che consentono di arrivare in vetta in assoluta tranquillità. Quella che raggiungiamo è la cima principale del Togano (mt 2299): l'altra cima, sovrastata da una croce, è in realtà la cima "vigezzina", più bassa di qualche metro...

Vetta del Monte Togano:la nebbia fa da spartiacque tra la Valgrande e la Valdossola

La nebbia separa due mondi, così vicini fisicamente eppure tanto lontani. Da un lato riposa la Valgrande, con le sue foreste, le forre dirupate, gli alpeggi abbandonati da decenni: dall'altro la piana ossolana, i suoi insediamenti industriali, la civiltà moderna. Sin troppo facile filosofeggiare su questa eterea suddivisione che la nebbia ci suggerisce: scendiamo (e che ci stiamo a fare, non si vede una cippa....) con la massima cautela possibile e in breve riguadagniamo la Colma di Basagrana.
Un tiepido sole ci accompagna per la lunga discesa: stanchi ma soddisfatti ritorniamo a Faievo, anche oggi la Valgrande è stata un pochino nostra.....

postato da: salitomania alle ore 20:20 | link | commenti (2)
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domenica, 13 settembre 2009

Gran Tournalin, la prima neve.....

GRAN TOURNALIN mt 3370

In vetta al Gran Tournalin-Punta Sud

Località partenza:  Cheneil
Quota di partenza (m.):  2023
Quota vetta (m.): 3370
Dislivello complessivo (m.):  1350
Sviluppo: 14 km a/r
Difficoltà:  EE
Cartografia
Rif.bibliografici: 
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Trasferta valdostana alla conquista del Gran Tournalin, splendido belvedere sul Cervino. 

Partiamo agguerriti da una sonnolenta Cheneil sotto un cielo indecifrabile: sprazzi di sereno si alternano a cumuli che coprono le principali vette. Uno sguardo verso la nostra meta e subito la prima sorpresa: è tutta bianca di neve, evidentemente caduta nella notte grazie allo zero termico piuttosto basso. 

Cominciamo a pestare neve dai 2700 metri in su, dapprima qualche chiazza, poi sempre più compatta mano a mano che ci si avvicina al colle che separa il Gran e il Petit Tournalin: pochi centimetri, quanto basta a rendere estremamente viscide le rocce che si devono percorrere. Poco oltre il Colle, il passaggio chiave del Mauvais Pas, una placca rocciosa attrezzata con un vistoso canapone di colore blu: qui oltre ad essere viscida la roccia è anche gelata...... Con non poca apprensione e la massima cautela superiamo questo tratto molto delicato, che in condizioni normale non sarebbe nulla di particolare, e proseguiamo sull'ampia cresta verso la vetta. Ancora qualche passaggio viscido ed esposto, poi la traccia sale sicura verso la Cima Sud. Panorama nullo, le nuvole ammantano tutte le cime circostanti, solo qualche sprazzo di sole verso la conca di Cheneil: dopo la foto di rito ci muoviamo in fretta, la discesa è ancora più problematica della salita e richiede la massima attenzione.
Incredibile ma vero, incrociamo un signore che sta salendo con le scarpette da ginnastica, quelle con la suola liscia!!!!!!!!!!!!! O è un drago oppure non si rende conto dei rischi che sta correndo! A volte mi chiedo come si faccia a compiere tali leggerezze in montagna.....
Solo dopo aver superato gli sfasciumi sotto al colle ci rilassiamo, ora cade qualche goccia di pioggia, ma è cosa effimera e dopo pochi minuti esce nuovamente un sole beffardo che va ad illuminare la cima appena conquistata. Si sa, la montagna a volte è bizzarra....
In conclusione, una gita che le condizioni meteo hanno reso ben più difficile del previsto: da rifare in condizioni ottimali, certi di previsioni meteo più che ottime per poter gustare la vista sulla Gran Becca che oggi proprio non abbiamo visto....

La prima neve di stagione sui pendii del Roisetta

La salita in cresta, resa viscida dalla neve e dal ghiaccio

postato da: salitomania alle ore 20:45 | link | commenti
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domenica, 06 settembre 2009

Cima Pedum, nel cuore della Valgrande....

 PEDUM, mt 2111

 Verso il fornale del Pedum

Località partenza:  Fondighebi, Valle Loana
Quota di partenza (m.):  1256
Quota vetta (m.): 2111
Dislivello complessivo (m.):  1600
Sviluppo: 16,8 km a/r
Difficoltà:  EE+
Cartografia:  CNS -fgl 285  1:50.000 DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici: 
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Proprio in questi giorni ho terminato di leggere il libro di Nino Chiovini "I giorni della semina", che racconta in maniera appassionata i tragici avvenimenti sul rastrellamento della Valgrande nel giugno del 1944: un libro emozionante, pur nella sua cruda esposizione dei fatti. La Val Grande, dunque: e il Pedum, che di quest'area è il simbolo, il cuore pulsante... Sulla cresta del Sentiero Bove che unisce la Laurasca alla Bocchetta di Campo ripenso a quelle pagine, e affacciandomi verso la Val Pogallo, le orride strette del Casè sotto di me, non posso fare a meno di immaginare a quante giovani vite sono perite tra questi monti in nome della libertà

Siamo partiti di spron battuto alle 8 di una giornata settembrina, di quelle che puoi contare sulle dita della mano: cieli tersi, aria frizzante, insomma l'ideale per andare per creste e cime di una zona, la Val Grande, che spesso è carica di nebbie e nuvole. Il ritmo è alto, sappiamo che sarà una giornata lunga e faticosa, in cui non ci sarà molto tempo da perdere: Sergio guida il gruppo, lui dice di non essere allenato, meno male altrimenti lo avremmo perso alla prima curva del sentiero che sale versco Scaredi. E ci arriviamo, a Scaredi, in poco più di un'ora: le baite, il bivacco ben ristrutturato, e l'impagabile vista sulla Val Grande con il gruppo del Rosa a fare da quinta. E' sempre emozionante questo posto, una finestra che si apre su un mondo magico!
Risaliamo il sentiero che porta verso la Laurasca,attraversando una zona umida ricca di laghetti e pozze d'acqua.Dopo un primo canalino, il bivio: a sinistra per la Laurasca, a destra per il sentiero Bove, ci aspetta un lungo tratto di saliscendi e creste che ci porterà prima alla Bocchetta di Scaredi, ben visibile anche dal fondovalle, e poi alla Bocchetta di Campo con il suo rifugio-bivacco. . Il Pedum appare all'improvviso, pochi minuti prima di arrivare al rifugio,  con i suoi orridi canaloni che da qui paiono inaccessibili e sembrano scoraggiarne la salita.

La mole inquietante del Pedum si svela poco prima di arrivare a Bocchetta di Campo

Una breve sosta alla Bocchetta di Campo mt 1994 (il bivacco è incustodito, però decentemente attrezzato con stufa a legna, tavolaccio con stuoie al piano superiore), e cominciamo a perdere quota in direzione del fornale del Pedum. Il sentiero c'è, anche ben marcato con ometti, segno di una discreta frequentazione: prestando attenzione a non perdere gli ometti giungiamo alla base del canale che divide le due cime del Pedum: le prime difficoltà stanno nel traversare alcune fasce rocciose, poi la traccia sale ripidissima tra i rododendri. Ma si sale senza problemi, ogni tanto si devono appoggiare le mani, magari aggrappandosi agli arbusti: il pendio è così ripido che in un battibaleno giungiamo ad una forcella dalla quale si diparte in discesa una cengia molto esposta che porta alla base del canalino di vetta.

 Il canalino che porta in vetta

Questa cengia è il tratto più esposto della salita, e va percorsa con la massima attenzione, specie se le roccette sono umide. Il caanalino di vetta, nel primo tratto un po' franoso,si supera comunque agevolmente (un po' meno in discesa) e porta in breve alla vetta, pochi metri quadrati sospesi nel vuoto delle creste e delle profonde valli incassate della Val Grande. Grande soddisfazione, strette di mano, in tutti la consapevolezza di aver raggiunto una cima non banale eppur densa di significati.
Affrontiamo la discesa con la massima attenzione, vista la ripidità del canalino: poi una volta tornati alla Bocchetta di Campo finalmente ci rilassiamo e possiamo così ammirare dall'alto questo mondo selvaggio e primordiale della Val Grande...

Bocchetta di Campo, sulla via del ritorno

 

Sul Sentiero Bove lungo la via di rientro a Scaredi

 

Scaredi e il Cimone di Staolgio



NB - la salita al Pedum non presenta difficoltà tecniche eccessive, io la reputo comunque EE+ in quanto occorre una seppur minima esperienza alpinistica nell'affrontare  i brevi tratti esposti su roccia. Le difficoltà salgono naturalmente in caso di roccia bagnata o ancor peggio brinata/gelata.

Un grazie di cuore agli amici di giornata: Francesca,Marlies,Ornella,Luca,Marco e Sergio

postato da: salitomania alle ore 20:40 | link | commenti
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domenica, 23 agosto 2009

Hubschhorn, il Sempione sconosciuto ....

HUBSCHHORN mt 3192

 La nostra meta celata dalle nuvole

Località partenza:  Simplon Pass, Ospizio
Quota di partenza (m.):  1997
Quota vetta (m.): 3192
Dislivello complessivo (m.):  1195
Sviluppo: 8,7 km
Difficoltà:  EE
Cartografia:  CNS -fgl 1309 1:25.000 SIMPLON
Rif.bibliografici: 
Scarica Traccia GPS (formato GPX) 

L'Hubschhorn, nell'immaginario collettivo dei frequentatori del Sempione, evoca immediatamente alla mente il delicato traverso che si deve percorrere lungo la via normale di salita al Leone e al Breithorn. Pochi si avventurano sulle sue pietraie battute dal vento, che d'inverno si ricoprono di metri di neve instabile.
Poichè la curiosità è una delle doti che non devono mai mancare nel curriculum di un amante della montagna, oggi abbiamo deciso di ficcare il naso proprio su questa bistrattata cima. Salita arcigna, che non concede tregua dall'inizio alla fine: e infida, perlopiù su pietraie più o meno stabili ma comunque divertenti (un pò meno in discesa...). Ovviamente, soli dall'inizio alla fine: e a giudicare dal libro di vetta, non siamo stati in molti a salirlo quest'anno!

Due brevi note sulla salita: dall'ospizio del Sempione si guadagnano le rive dell'idilliaco laghetto Rotelsee e si punta decisamente verso il traliccio dell'elettrodotto:  ripidissimo il primo tratto dove si incontrano ancora rare tracce di vegetazione. Attenzione a non perdere i segni di vernice blu, gli ometti sono comunque numerosi e ben visibili. In breve si guadagnano le prime pietraie, e qui ci si deve rassegnare: sino alla vetta è una continua danza su grosse pietre a volte instabili. Fortunatamente il vento e l'ombra aiutano a mitigare la calura estiva, il sole fa la sua comparsa quando ormai siamo sulla cresta terminale, che conduce ad un grosso ometto di pietre (che è la punta trigonometrica quotata sulla CNS a quota  3187,2). La cima vera e propria, quotata 3192 mt, è  caratterizzata da una croce e dalla presenza del libro di vetta adeguatamente custodito: la si raggiunge con un delicato tratto di cresta in cui occorre prestare molta attenzione e con una facile arrampicata sulla placca terminale (è comunque presente uno spit utile per fare sicurezza).

In vetta


Il panorama dalla vetta è veramente degno del nome della  montagna (letteralmente Hubschhorn= cima carina..): peccato che le nuvole non ci lasciano apprezzare che a brevi tratti la vista sul ghiacciaio di Homattu ed il Breithorn/Leone. Ci va meglio dall'altro versante, dove fanno bella mostra di sè i Mischabel, il Fletschorn e i giganti dell'Oberland.

La discesa: lasciamo perdere! Basti pensare che ci metteremo più tempo che a salire!!! Ma è veramente difficoltoso scendere in questa immensa pietraia, occorre concentrazione assoluta, una sola mossa falsa e si rischiano cadute rovinose. Inoltre la prendiamo decisamente larga, ed invece di seguire fedelmente la traccia di salita ci lasciamo guidare dagli ometti che puntano decisamente più a sud-ovest. Faremo molta più strada, arrivando sfiniti e con i piedi fumanti ad intercettare il bucolico sentiero che tra rododendri e mirtilli ci riporterà all'Ospizio!

Grazie a Francesca, Marlies e Luca che hanno condiviso con me gioie e dolori (ai piedi....) della giornata! 

Camminare in grandi spazi, il Fletschorn ci osserva....

 

 

Ritorno al Simplon Hospiz: il Rotelsee

postato da: salitomania alle ore 20:41 | link | commenti
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venerdì, 21 agosto 2009

Addio ad una grande donna....

Nella quasi totale indifferenza dei media italici, molto impegnati a raccontare storie di tette, culi e amoricchi delle veline di turno, ci ha lasciato una grande donna, Fernanda Pivano. Grazie Fernanda, per averci fatto conoscere l'America attraverso i suoi scrittori, Hemingway per primo, passando per Kerouac e la beat generation.  Una donna di grande sensibilità  che ha portato ai suoi massimi valori l'ideale più grande che ci sia, la libertà.....

postato da: salitomania alle ore 12:37 | link | commenti (1)
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Val Leventina: Greina - Sentiero degli Stambecchi

GREINA
Sentiero degli Stambecchi

 In cammino lungo l'altopiano della Greina

Località partenza:  Pian Gereitt
Quota di partenza (m.):  2012
Quota vetta (m.): 2895 (Cresta Sasso Lanzone)
Dislivello complessivo (m.):  883
Sviluppo
Difficoltà:  EE (alcuni tratti attrezzati in cresta)
Cartografia:  CNS -1:25.000 GREINA
Rif.bibliografici: 

Caldo, caldo e ancora caldo: in attesa di tempi (e temperature) migliori decidiamo di andare a prendere un po' di fresco sulle Alpi Ticinesi, più precisamente in Val Leventina, sopra Biasca: montagne a me totalmente sconosciute, che si sono rivelate di estrema bellezza e tranquillità. Inoltre stupisce la grande  tranquillità dei luoghi attraversati, lontani dal turismo di massa tipico delle località alpine rinomate.

Arriviamo al Pian Gereitt alle 10 del mattino, e sotto un sole implacabile affrontiamo la ripida salita che ci porta alla Capanna Scaletta (mt 2205), dove dormiremo. Non tira un alito di vento, il caldo anche qui è opprimente e arriviamo molto provati alla Capanna: appena ristrutturata, si distingue per la inconfondibile sagoma triangolare. Ambienti interni ben curati e puliti e - cosa incredibile per gli standard svizzeri - vitto di ottima qualità!!
Siccome è ancora presto, decidiamo di esplorare l'altopiano della Greina. Si tratta di un ambiente molto particolare e suggestivo, la cui particolarità sta nel contrasto tra il verde della tundra e le aspre forme calcaree che hanno formato nei secoli angoli di grande bellezza.

Eriofori

Eriofori

Le formazioni calcaree della Greina

l'indomani ci alziamo presto, per sfruttare il fresco delle ore mattutine. Dalla Capanna Scaletta ridiscendiamo al Pian Gereitt, dove parte il Sentiero degli Stambecchi: diciamo subito che di quadrupedi non vedremo l'ombra (e dove volete che stiano con questo caldo?), in compenso il sentiero è proprio "per" stambecchi in quanto si inerpica verticalmente ed in modo inesorabile. Ben presto il magro pascolo lascia il posto ad aspri canaloni rocciosi che si risalgono faticosamente sotto il sole implacabile: nonostante il caldo teniamo un buon ritmo, e in poco più di un'ora siamo al Passo Uffiern (mt  2628). Luogo selvaggio di primordiale bellezza, con una piccola casermetta militare ove una vedetta di turno (in abiti borghesi) ci avverte che sono in corso esercitazioni militari di tiro. Ci consoliamo alla splendida vista del laghetto glaciale che dista pochi minuti dal passo, ancora circondato da nevai.

Il laghetto al Pas D'Uffiern

Decidiamo pertanto di abbandonare l'idea iniziale di salire alla Cima di Camadra (ma avremmo rinunciato comunque, visto il caldo...) e così ripieghiamo sul classico sentiero degli stambecchi, che ci porterà alla Capanna Bovarina.
Dal Passo Uffiern si risale per roccette sino a guadagnare la cresta del Sasso Lanzone mt 2895, che percorreremo integralmente affrontando qualche passaggio delicato, adeguatamente protetto da corde metalliche. Scesi sull'altro versante, anche qui aiutati dalle corde fisse, giungiamo in vista del bellissimo lago Retico mt 2372: nuvole di calore che salgono dal fondovalle purtroppo ne offuscano a tratti la vista, ma fortunatamente quando ne lambiamo le rive il sole torna a splendere.

Lago Retico

Ancora un'ora ci separa dalla Capanna Bovarina (mt  1870 ), che raggiungiamo dopo essere scesi da un ripido crinale erboso: pochi minuti per rifornirsi di acqua e via per affrontare l'ancor lungo tragitto che ci attende per guadagnare il fondovalle a Campo Blenio: fortunatamente a tratti si entra nel bosco, si passa per deliziose frazioncine "swiss made" dove l'erba è talmente verde da sembrare finta, e giungiamo infine sfiniti a Campo Blenio, dove ci attende il pullmann di linea che ci riporterà al Pian Gereitt da cui eravamo partiti.

Che dire, due giorni in luoghi estremamente tranquilli e deliziosi, peccato il caldo atroce!

postato da: salitomania alle ore 12:08 | link | commenti
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