Salitomania

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Utente: salitomania
Nome: Fabrizio G.
Benvenuti a tutti gli amanti della montagna. Vivo nella zona del Cusio ed amo in maniera sfrenata la montagna e tutti gli sport che la riguardano: ne prediligo l'aspetto invernale,per questo motivo lo scialpinismo è la mia attività preferita. L'augurio è che con queste mie piccole "note a margine" altre persone possano appassionarsi a questo sport e alle nostre belle montagne dell'Ossola. Infine vorrei ricordare a tutti che la meta è là dove ciascuno di noi la pone, non necessariamente sulla cima di una montagna. Quindi prudenza e buon senso, ragazzi!!

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domenica, 03 maggio 2009

Tra i ghiacci del Castello d'Argento: salita al Piz Palù

PIZ PALU' mt 3903

 

Località partenza:  Pianoro sul Vedret Pers mt 2760 (in discesa dalla Chamanna Diavolezza)
Quota di partenza (m.):  2760 circa
Quota vetta (m.): 3903
Dislivello complessivo (m.):  1143
Sviluppo: km. 19,2 a/r
Difficoltà: BSA
Cartografia:
Rif.bibliografici: Scialpinismo in Svizzera - F.Scanavino,F.Gansser,Previdoli - Ed. CAS-CAI
Scarica Traccia GPS (formato GPX)

Siamo alla stazione di Morteratsch delle Ferrovie Retiche, al termine della lunghissima discesa dal Piz Palù. E' una splendida e calda giornata di primavera, in alto qualche nuvola innocua copre le vette del Bernina: 2000 metri di dislivello in un ambiente glaciale superbo, fantastico, da togliere il fiato! Come non essere soddisfatti, eppure poche ore fa eravamo di tutt'altro umore mentre risalivamo - immersi in una nebbia fittissima e sferzati da un vento gelido - le immani seraccate del Vedret Pers diretti verso il Palù. Oggi abbiamo ricevuto una grande lezione dalla montagna: dapprima ci ha mazziato, poi ci ha concesso di godere della sua immensità e del suo splendore. E di questo ce ne ricorderemo a lungo....

La cronaca di questa giornata comincia molto presto: alle 6 siamo pronti a partire dalla Chamanna Diavolezza, assieme a molti altri scialpinisti di tutta Europa. La gita comincia in discesa, si perdono circa 200 metri di dislivello per arrivare sulla morena del ghiacciaio del Vedret Pers: comincia appena ad albeggiare, e non è facile sciare su una neve durissima e rigelata, superando tra l'altro una bella colata scesa dopo le abbondanti nevicate dei giorni scorsi dal Piz Trovat. Giunti sul ghiacciaio mettiamo le pelli ed iniziamo la lunga risalita: il tempo è pessimo, fa freddo e densi nuvoloni coprono tutte le cime. Ben presto entriamo nella nebbia e ci incolonniamo in una lunga processione che risale le seraccate del ghiacciaio: l'innevamento è eccezionale, nei giorni scorsi ha fatto oltre un metro di neve fresca e non vi è alcun problema nel superare la grande seraccata centrale. La scarsa visibilità non mi è amica: i miei occhi vedono tante stelline luccicanti ed ho un po' di nausea, ma il ritmo è buono e si procede speditamente. Peccato non vedere assolutamente nulla: la macchina fotografica giace inoperosa nella sua custodia, e pensare che attorno a noi c'è un ambiente glaciale dal fascino unico! Il morale è sotto i piedi, come faremo a salire con questo tempo che appiattisce tutto? Raggiungiamo la spalla a q. 3700 e siamo sferzati da un vento gelido e impetuoso che ci mette a dura prova. Il buon senso ci farebbe desistere, ma vi sono certi momenti in cui ci si ritrova ad avere una forza ed una determinazione inaspettata, a dispetto delle avversità atmosferiche, E così, senza stare troppo a pensarci, metto i ramponi e inizio a salire la cresta: il vento ed il freddo sono insopportabili, un francese davanti a me mi chiede di sfilare la picozza dal suo zaino, ma a gesti gli faccio capire che non riesco, ho le mani completamente insensibili e non riesco a sciogliere i laccioli. Salgo, il tempo sembra essersi fermato, 30 minuti di sofferenza indicibile, poi quando la cresta spiana capisco che ormai ci sono, la vetta è vicina, un piccolo spiazzo, una stretta di mano, attorno il nulla assoluto, la visibilità è di pochi metri. Non c'è un minuto da perdere, devo scendere immediatamente, altrimenti rischio di collassare. Fortunatamente la cresta è larga ed ottimamente tracciata, e la scarsa visibilità tutto sommato mi aiuta a non pensare alle immani voragini che mi affiancano. Calziamo gli sci, e navighiamo a vista lungo il ripido pendio che adduce alla spalla: bisogna prestare la massima attenzione, perchè finire in un bel seracco non è proprio una bella avventura! peccato, perchè la neve in questo primo tratto di discesa è bellissima, polvere! Ci fermiamo spesso, attendendo qualche breve sprazzo di visibilità che ci consenta di capire la direzione da prendere. Fortunatamente in basso la visibilità aumenta, e così iniziamo a rilassarci, al punto di azzardare un bel ripido passaggio tra i seracchi che avevamo adocchiato ieri dal Diavolezza.

E proprio alla fine di questo pendio bellissimo, la sorpresa, il colpo di teatro: improvvisamente tutto si apre intorno a noi, lasciandoci intravedere nel suo massimo splendore il castello di ghiaccio. Che spettacolo! Rimaniamo a bocca aperta, senza fiato: e proviamo tanta invidia per quanti stanno salendo e che godranno dello splendido spettacolo dall'alto. Un'ora, sarebbe bastato partire un'ora dopo ed avremmo trovato il sole in vetta!!!!
Ma il malumore scompare presto: stiamo sciando su un pendio glaciale immenso, piccoli uomini dispersi in una distesa di ghiaccio che sembra senza confini, essere dentro alla pancia di un ghiacciaio ci regala un'emozione straordinaria. Il Vedret Pers confluisce nell'ancor più ampio Vedret Morteratsch, in una zona molto crepacciata: ora la nostra attenzione è catalizzata dalle bizzarre formazioni di ghiaccio e dalle grandi voragini parzialmente nascoste dalla tanta neve ancora presente. Ed abbiamo un altro motivo di interesse: il Bernina è proprio di fronte a noi, con la splendida cresta di ghiaccio del Biancograt.

Il Bernina con la cresta del Biancograt

Scivoliamo con calma sul ghiacciaio, gustandoci ogni momento della discesa e fermandoci spesso a far foto e commentare le nostre emozioni: ora siamo proprio in fondo, il torrente scorre sotto di noi ancora coperto di neve. Dobbiamo ancora percorrere il lungo tratto pianeggiante che ci porta alla stazione del trenino: tutto perfettamente innevato, leviamo gli sci di fronte ai binari. Ci voltiamo, qualche nuvola copre le vette più alte dove eravamo qualche ora fa: è stata una giornata magnifica, un grazie di cuore a tutti i compagni di questa avventura: Alessandra, Francesca, Giada, Enzo, Luca, Marco e Vittorio........

postato da: salitomania alle ore 13:58 | link | commenti
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lunedì, 13 aprile 2009

Basodino: una giornata spaziale!

MONTE BASODINO - mt 3273

Luca e Francesca: vetta!

 Località partenza:  Riale
Quota di partenza (m.):  1728
Quota vetta (m.): 3273
Dislivello complessivo (m.):  1545
Sviluppo: km. 18,5 a/r
Difficoltà: BSA
Cartografia: CNS 1:50.000 - NUFENEN SKI
Rif.bibliografici: Scialpinismo in Valdossola - Bonavia,Previdoli - Ed. GROSSI
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Le prime luci del giorno illuminano le vette della Val Formazza: gli sci scivolano silenziosi, un fruscio leggero che si mescola alla brezza che precede l'alba. Il cuore batte regolare, i muscoli ripetono movimenti ritmici e armoniosi. E' questa l'essenza dello scialpinismo primaverile, quello delle grandi gite, delle levatacce primordiali: eppure, con una giornata come quella di oggi, è difficile pensare alla fatica e ai sacrifici che questa splendida attività ci richiede.
Che dire, la gita al Basodino di oggi ha rasentato la perfezione: un'alchimia di circostanze e di situazioni che vorresti non finissero mai. Inutile dilungarsi a descrivere condizioni della neve, del meteo: tutto è andato alla perfezione, ed allora meglio lasciarsi trasportare dalle emozioni e dalle immagini, brevi attimi fermati da un obiettivo fotografico per descrivere una grande giornata sulle nostre bellissime montagne.
Un sentito grazie a Francesca, Luca e Marco che hanno condiviso con me queste emozioni!

Ombre nella luce del mattino..
Ombre nella luce del mattino

Solitudini meravigliose....
Solitudini meravigliose.....

Verso la luce
Verso la luce

Sospesi nel vuoto
Sospesi nel vuoto....

Deja vu: Punta di Valrossa
Deja vu:punta di Valrossa

La sottile linea bianca....
Sottile linea bianca

Vette lontane....
Vette lontane

Cornici...
Cornici

Piccoli uomini, grandi montagne...
Piccoli uomini, grandi montagne

Firme...
Firme...

Il mare sotto di noi....
Il mare sotto di noi...

Quanta strada abbiamo fatto...
Quanta strada abbiamo fatto

Felici...
Felici

postato da: salitomania alle ore 20:09 | link | commenti
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domenica, 05 aprile 2009

E finalmente..... Punta di Valrossa!

PUNTA DI VALROSSA mt 2968

Luca e Francesca in vetta alla Punta di Valrossa 

Località partenza:  Riale
Quota di partenza (m.):  1728
Quota vetta (m.): 2968
Dislivello complessivo (m.):  1240
Sviluppo: km. 15,5 a/r
Difficoltà: BS
Cartografia: CNS 1:50.000 - NUFENEN SKI
Rif.bibliografici: Scialpinismo in Valdossola - Bonavia,Previdoli - Ed. GROSSI
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Dopo averla corteggiata e circuita da svariati mesi, complice una situazione nevosa che in Formazza ha visto precluso l'accesso all'alta valle per quasi due mesi,  è finalmente venuto il turno della Punta di Valrossa. Oggi la nostra comitiva è piuttosto numerosa, saliamo lungo una val Formazza squassata da numerose grandi valanghe di fondo e giungiamo a Riale, ancora sonnolenta e semisepolta dalla neve.
Il pendio verso il Toggia, anch'esso ingombro da numerose slavine, è stato appena tracciato dal gatto, che ha dovuto indovinare il tracciato della strada, semplicemente scomparsa sotto metri di neve. Saliamo in direttissima e giungiamo in prossimità del Rifugio Maria Luisa, di cui vediamo appena spuntare il tetto.

Enzo arriva al Rifugio Maria Luisa: stimati circa 3,5 mt di neve!!!

Risaliamo la splendida Valrossa, ambiente sempre molto suggestivo, sino al pianoro a quota 2400 metri, dove si devia decisamente ad ovest affrontando un ripido traverso. Fa un caldo allucinante, non tira un alito di vento e si soffre terribilmente, complice anche un fastidiosissimo zoccolo formatosi sotto le pelli. Però i pendii sono molto invitanti, quanto di meglio si possa desiderare, e la neve è veramente bella, consentendoci di procedere in sicurezza anche sul traverso che porta al ripido pendio di vetta.

Lo splendido scenario della Valrossa: a sx la nostra meta....

Giungiamo in vetta sci ai piedi, il panorama è fantastico su tutte le cime dell'alta Formazza. 
Il tempo di guardare con grande attenzione le prossime mete (Arbola e Basodino) e ci buttiamo in discesa su una neve semplicemente fantastica nel primo tratto e poi anche più in basso sino al Maria Luisa. Solo in basso, sui pendii che tagliano la strada verso Riale, troviamo condizioni brutte, a causa del manto nevoso non ancora trasformato.
I miei complimenti a tutti i compagni di gita, e in particolare al nostro nuovo socio, Enzo, fortissimo maratoneta (e chi lo prende in salita?.....) e a Vittorio, indomito ciaspolatore/ramponatore, a cui abbiamo promesso a breve di fare falò delle sue ciaspole se non si decide a sci(munirsi).....

Vittorio, indomito ciaspolatore, affronta l'ultima parte della salita


Peccato per Ornella e Andrea costretti a fermarsi a causa delle non perfette condizioni fisiche, e comunque stoicamente scortati dal buon samaritano Marco!

postato da: salitomania alle ore 19:56 | link | commenti
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venerdì, 27 marzo 2009

Alpe Pieso, verso il Tignolino....

Alpe Pieso, verso il Tignolino....

Alpe Pieso, fotografo in azione.....

Località partenza:  Trontano, fraz.Quara
Quota di partenza (m.):  565
Quota vetta (m.): 1450
Dislivello complessivo (m.):  885 
Sviluppo: km. 13,2 a/r
Difficoltà: MS
Cartografia: CNS 1:50.000 - DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici: Scialpinismo in Valdossola - Bonavia,Previdoli - Ed. GROSSI
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A dire il vero oggi volevamo andare al Pizzo Bandiera a Devero, cercando di sfruttare la finestra di bel tempo prevista... Peccato che, arrivati a Goglio, ci ritroviamo sotto una fitta nevicata "da sfondamento", per cui decidiamo di fare dietro front andando a cercare il bel tempo. Come spesso accade con le perturbazioni confinali, in Val Vigezzo c'è il sole, così dopo breve consulto ci indirizziamo verso una meta per me del tutto sconosciuta ancora: il Tignolino. Certamente non arriveremo in cima, però proviamo a salire imponendoci di girare i tacchi a mezzogiorno, vista l'ora ormai tarda e le temperature primaverili.

Alpe Parpinasca

A Trontano ormai si sente aria di primavera, vista la quota, e così ci incamminiamo sci in spalla per una buona mezz'oretta lungo la poderale di servizio all'alpe Parpinasca. A 750 metri la copertura nevosa è continua, così finalmente riusciamo a calzare sci e ciaspole. Siamo in una bellissima faggeta, e nelo silenzio più totale riusciamo a scorgere alcuni caprioli in cerca di cibo. La neve aumenta a vista d'occhio man mano che ci si avvicina a Parpinasca, dove le baite sono ancora semisommerse: il rifugio creato dall'ente Parco è ovviamente chiuso (e a dire il vero un po' troppo sovradimensionato per i miei gusti....).

Alpe Parpinasca: rifugio Ente Parco

Saliamo ancora per un'oretta, ci imponiamo come meta le baite dell'alpe Pieso, seguendo le numerose tracce che si dirigono verso la Costa dei Bagnoli: giungiamo alle baite verso mezzogiorno, il cielo da azzurro e terso si va via via coprendo, un veloce spuntino consumato sui tetti delle baite (qui la copertura nevosa supera abbondantemente i 2 metri, e siamo a quota 1400!) e scendiamo su una bella neve primaverile sino a Parpinasca, poi lungo la strada con un po' di acrobazie alla ricerca delle lingue di neve rimaste in basso. 
In conclusione, poco più di una passeggiata in luoghi certamente suggestivi che sicuramente rivisiteremo.... 

postato da: salitomania alle ore 19:36 | link | commenti
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giovedì, 26 marzo 2009

Monte Leone, il re delle Lepontine...

MONTE LEONE mt 3554

Località partenza:  Simplon Pass
Quota di partenza (m.):  2005
Quota vetta (m.): 3554
Dislivello complessivo (m.):  1500 (+200)
Sviluppo: km. 18,1 a/r
Difficoltà: BSA
Cartografia: CNS 1:50.000 - VISPSKI
Rif.bibliografici: Scialpinismo in Valdossola - Bonavia,Previdoli - Ed. GROSSI
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Il Monte Leone è la massima elevazione delle Alpi Lepontine: montagna dal profilo imponente e nello stesso tempo elegante quando la si guarda dalle dolci praterie di Veglia, presenta un aspetto decisamente più docile dal versante di salita scialpinistico, che parte dal Passo del Sempione. E in effetti è una gita relativamente semplice, se non fosse per il notevole sviluppo (oltre 18 km a/r) e per la cresta finale che può risultare più o meno ostica a seconda dell'innevamento. In quest'inverno eccezionalmente prodigo di neve era lecito aspettarsi condizioni ottimali, e così è stato!
La sveglia oggi è suonata molto presto, alle 6.30 siamo già nel piazzale dell'Ospizio pronti a partire, con le prime luci dell'alba che illuminano il Fletschorn. Non fa molto freddo, e si sale rapidi e spediti giungendo in breve al ripido traverso sotto l'Hubschorn, anche questo in condizioni ideali. Risaliamo verso il colle del Breithorn che raggiungiamo dopo circa 3 ore di salita: un passo discreto e costante. Dal Colle la nostra meta è finalmente visibile, si devono perdere circa 150 metri di dislivello dirigendosi verso nord-est sull'ampio ghiacciaio di Alpje: è questo un tratto estenuante, circa due chilometri che percorreremo con qualche difficoltà a causa del forte vento che si è improvvisamente alzato e della neve "marmorea" che ci crea qualche problema. Giunti in prossimità del caratteristico intaglio della cresta lasciamo gli sci e, calzati i ramponi, ci apprestiamo a salire sul filo di cresta: è il tratto più delicato della salita, ma le condizioni sono ottimali, salvo alcuni brevi passaggi rocciosi la cresta è perfettamente innevata e segnata dai  numerosi passaggi. Va comunque percorsa con la massima attenzione e in sicurezza, vista la notevole esposizione sul versante nord, strapiombante sul lago di Avino.
Alle 11.50 siamo in vetta: inutile descrivere la soddisfazione che mi assale, il panorama è veramente fantastico, tutte le principali vette dell'Ossola sono ai nostri piedi!
Il ritorno è stato molto tribolato: i 150 metri da riguadagnare verso il Colle del Breithorn sono eterni, e il vento ora è veramente fastidioso. Troviamo riparo in mezzo ad una gigantesca onda di neve per togliere le pelli ed apprestarci alla discesa: la neve è bella nella parte alta, e ci consente di scendere molto rapidamente. Solo nella parte bassa, dopo il traverso verso il Passo, troveremo neve crostosa non ancora trasformata dal sole. ma ormai siamo arrivati, è stata una giornata lunga, faticosa ma fantastica. 
Il re Leone oggi è stato generoso e ci ha concesso il privilegio di salirlo!

Il Breithorn e il ghiacciaio di Homattu

Il ripido traverso sotto l'Hubschorn è in condizioni ideali

salendo verso il colle del Breithorn, procediamo spediti....

La nostra attenzione fatalmente cade sulla imponente parete nord del Fletschorn

Il ghiacciaio di Homattu e l'Hubschorn dal colle del Breithorn

Colle del Breithorn: lo valichiamo e scendiamo sul ghiacciaio di Alpjje

La cresta, in eccellenti condizioni di innevamento....

Veduta verso il gruppo del Diei-Cistella e la conca di San Domenico

In cresta

postato da: salitomania alle ore 21:19 | link | commenti
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domenica, 22 marzo 2009

Lo Schilthorn non delude mai....

SCHILTHORN da Egga-Rossbode 

 Sua maestà il Fletschorn con il suo ghiacciaio

Località partenza: Egga, Simplon Dorf
Quota di partenza (m.):  1550
Quota vetta (m.): 2794
Dislivello complessivo (m.):  1244
Sviluppo: km. 11,3 a/r
Difficoltà: BS
Cartografia: CNS 1:50.000 - VISPSKI
Rif.bibliografici: Scialpinismo in Valdossola - Bonavia,Previdoli - Ed. GROSSI
Scarica Traccia GPS (formato GPX)

Oggi è una giornata stupenda, ma appena sceso dalla macchina un vento gelido entra nelle ossa, e così capisci subito che non sarà una giornata propriamente primaverile.... Molta gente alla segheria di Egga, gita degli amici del corso di scialpinismo del Cai di Gallarate. Con grande piacere incontro Federico (www.thinkice.it), scambiamo quattro chiacchere e poi su  veloci per sfuggire alle folate patagoniche. Il vallone di Rossbode è meraviglioso, si sale con l'occhio costantemente attratto dalla crepaccia terminale del ghiacciaio del Fletschorn, uno spettacolo impressionante! La neve è fantastica e abbondante, e dopo aver superato un ripido canale arrivo alle baite di Rossbodestafel mt. 1930, sommerse dalla neve.

Le baite di Rossbodestafel

Saluto Lele e gli altri amici di Borgo diretti al Griessernuhorn e inizio a risalire i ripidi canali dello Schilte, che sembrano disegnati apposta per deliziare lo scialpinista. Si guadagna quota con fatica, il vento sferza il pendio e solleva turbini di neve. Nonostante il sole le basse temperature non permettono alla neve di trasformare, e la progressione in alcuni casi è problematica, bisogna ricorrere alle (poche) risorse tecniche per stare appesi sui ripidi traversi senza usare i rampant.

Il vento crea giochi di nuvole sul Breithorn

Fortunatamente in alto si entra in una conca abbastanza riparata dal vento, e dopo un ultimo traverso ghiacciatissimo sbuco in cresta e quasi fatico a rimanere in piedi, investito da una folata assurda. Giusto il tempo di raggiungere la vetta, fare due foto e prepararsi alla discesa e poi giù, non è il caso di rimanere un solo minuto a beccarsi questa tormenta.

dalla vetta verso il Passo del Sempione e il lontano Oberland

 Discesa su neve durissima e bella, anche se non ancora trasformata: ma giunti quasi in fondo al canale il sole ha già compiuto il suo eccellente lavoro, ed allora .... firn!

Ma il vero divertimento arriva sotto le baite di Rossbodestafel: senza indugio, notando le numerose tracce, mi infilo nel letto del torrente, e così inizia un toboga da sballo su neve fantastica, aggirando massi, roccette e alberi. A mezzogiorno sono alla macchina, gita ultra rapida ma molto divertente! Lo Schiltorn non delude mai.....

postato da: salitomania alle ore 18:31 | link | commenti (1)
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domenica, 15 marzo 2009

Val Maira, montagne del silenzio.....

Charamaio en Val Mairo
 
 
In val maira c’ero stato diversi anni fa, quando la bici occupava per intero il mio universo sportivo: ci siamo tornati per un breve week end scialpinistico, del quale siamo rimasti molto soddisfatti.
Il viaggio è lungo e faticoso, la strada che risale da Dronero è stretta, a volte ancora in parte ostruita da evidenti e rovinose valanghe cadute durante le eccezionali nevicate di dicembre. L’atmosfera è quasi surreale, si passa per frazioni deserte, case fatiscenti: la neve non manca, è continua ed abbondante da 7-800 metri, quando giungiamo ad Acceglio i tetti delle case sono ancora coperti da metri di neve. Il nostro campo base è a Ponte Maira, piccola frazione a nord di Acceglio: una deliziosa locanda (Mistral - http://www.damistral.it )aperta da poco e ricavata da un’antica magione ottocentesca, cucina a livelli eccellenti curata da Manuela, giovane e coraggiosa ragazza ligure (ma di origine occitane) che ha deciso di costruire il suo futuro su questi monti e a cui auguriamo davvero tanto successo, che sicuramente arriverà viste le premesse
Dopo una deliziosa cenetta conversiamo piacevolmente con gli altri ospiti della locanda, due signori austriaci che sono qui da una settimana e che ci daranno preziosi consigli per l’indomani. Già, perché le possibilità scialpinistiche che la Valle Maira offre sono incredibili: il bel libro di Bruno Rosano – Charamaio en Val Mairo – riporta ben 108 itinerari, e viste le condizioni ottimali c’è dunque da operare una dolorosa scelta…..
Sabato 14  - salita al Monte Eighier
Località partenza: Chiappera - ponte Souttan (termine strada)
Quota di partenza (m.):  1626
Quota vetta (m.): 2576
Dislivello complessivo (m.):  950
Sviluppo:
Difficoltà: BS
Cartografia:
Rif.bibliografici:  Charamaio en Val Mairo - B.Rosano 
Sabato ci svegliamo presto, e dopo un abbondante colazione puntiamo verso Chiappera, ultimo baluardo alla testata della valle, punto di partenza per numerose gite. L’occhio è subito attratto dalle ardite guglie calcaree della Rocca Provenzale, e noi saliremo proprio lì di fianco: meta il monte Eighier, forse il Cervet se saremo abbastanza rapidi.
 

La neve è dura ma non ghiacciata, si sale comodi con temperature gradevoli: qualche canale un po’ ripido mette in apprensione Ornella ed Andrea, le nostre due “mascotte” alle prime armi con lo sci alpinismo, ma tutto si risolve nel migliore dei modi, ora il sole è alto e ci riscalda piacevolmente. Il panorama è fantastico, selvaggio: pochissima gente in giro, solo noi e la montagna. Giungiamo al colle Greguri, qui le pendenze si addolciscono notevolmente: vista l’ora tarda e le temperature elevate decidiamo di abbandonare la salita al Cervet, che ci accontentiamo di ammirare da lontano,ed optiamo per il più abbordabile Eighier.
Lo raggiungiamo in breve, indugiando poi a lungo in vetta e gustandoci a dovere la bellezza dei monti che ci circondano.
Alle 11,30 siamo pronti per la discesa, e che discesa! Uno splendido firn appena scaldato dal sole e “cotto” al punto giusto: sin troppo facile sciare bene in queste condizioni….
 Le ardite guglie del gruppo Castello-Croce Provenzale
Le cose belle finiscono presto, purtroppo, e siamo a valle in men che non si dica: abbiamo tutto il tempo per crogiolarci al sole e fare un po’ di addestramento ARVA nei pressi della pista da fondo….
Domenica 15  - salita alla cima Soleglio Bue
 
Località partenza: Chialvetta - Acceglio
Quota di partenza (m.):  1475
Quota vetta (m.): 2413
Dislivello complessivo (m.):  938
Sviluppo:
Difficoltà: MS
Cartografia:
Rif.bibliografici:  Charamaio en Val Mairo - B.Rosano 
Chialvetta è una vera oasi di pace, raggiungibile in pochi minuti dal centro di Acceglio risalendo il Vallone Unerzio. In inverno la strada finisce qui, nella piccola piazzetta ai piedi della frazione, che merita sicuramente una visita. Oggi siamo indecisi se salire al Bric Boscasso, una delle gite più frequentate della valle, oppure a Soleglio Bue: optiamo per quest'ultimo, più breve e sicuramente meno frequentato. E' una gita molto bella e selvaggia, per gran parte si snoda in un bellissimo lariceto che lascia il posto ad uno splendido pianoro occupato dalle Grange Ussiera.

Si risale poi un selvaggio vallone, sbarrato dalle pendici nord del Boscasso e devastato da una rovinosa slavina che ha divelto decine di larici. Si svolta a sinistra per un ripido canale - che fortunatamente ha già scaricato in abbondanza -   e si giunge alla base della parete rocciosa del monte Piutas, risalendo il canale alla sua sinistra, che nella sua parte terminale presenta una notevole pendenza: si giunge così ad una depressione che, risalita verso sinistra conduce ad un'ampia vetta innominata. Posizione invidiabile su tutte le principali cime della valle Maira, con il Monviso attento guardiano.

La discesa di oggi purtropp non si è rivelata un gran che: ne abbiamo avuto subito sentore salendo, e del resto l'esposizione a nord non ci lasciava dubbi: però nella parte alta del canale ci siamo divertiti un sacco, nel bosco un po' meno.....

postato da: salitomania alle ore 20:03 | link | commenti
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mercoledì, 25 febbraio 2009

Colma di Mombarone

COLMA DI MOMBARONE mt. 2371

La lunga cresta che percorreremo verso la cima

Località partenza: Andrate (TO) - fraz. San Giacomo
Quota di partenza (m.):  1260
Quota vetta (m.): 2371
Dislivello complessivo (m.):  1111
Sviluppo: km. 12
Difficoltà: BS
Cartografia:
Rif.bibliografici: 

Gita molto bella in posti nuovi e sconosciuti. Questa montagna è un eccezionale balcone panoramico sulla pianura canavesana, ed è facilmente riconoscibile essendo il primo imponente contrafforte montuoso che si erge a ridosso della caratteristica collina morenica della Serra di Ivrea: con le condizioni nevose di quest'inverno tutta la zona si presta magnificamente allo scialpinismo. Ed in effetti la quantità di neve è veramente rilevante: il rifugio Mombarone, situato poco al di sotto della cima,  è pressochè sepolto dalla neve e lo si supera passando sul tetto...

Sul tetto del rifugio Mombarone



La gita, affrontata lungo la via di salita normale,  non presenta particolari difficoltà sino al colle La Bocchetta: è una bella passeggiata in ambiente aperto e solare, e i pendii nei pressi del lago Pasci sono veramente meravigliosi. Dalla Bocchetta le cose si complicano un poco: si  deve infatti seguire una breve cresta nevosa (necessariamente sci in spalla) che porta al rifugio Mombarone, dove si possono nuovamente calzare gli sci per arrivare alla vetta, sovrastata da un imponente statua del Redentore.
Questa la via normale di salita, noi invece per complicarci la vita abbiamo sbagliato strada a metà percorso, finendo sui  ripidi pendii del Bric Paglie e poi riprendendo la direzione  della vetta sulla lunga cresta che lo divide dal Mombarone: molto bella ma niente affatto banale, affrontata quasi integralmente con gli sci salvo alcuni passaggi rocciosi piuttosto esposti, che hanno messo a dura prova le mie coronarie.....

Sospesi sulla pianura canavesana 

Discesa bella, neve decisamente trasformata  viste le temperature (ma bisogna essere molto attenti alla tempistica per trovare il giusto grado di "cottura"!). In conclusione, gita esplorativa estremamente remunerativa!

postato da: salitomania alle ore 16:39 | link | commenti (1)
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martedì, 24 febbraio 2009

Carnevalata a Belalp..........

L'allegra brigata

E carnevale sia...... quattro loschi individui mascherati oggi hanno imperversato sulle piste di Belalp (CH-Wallis, www.belalp.ch suscitando i sorrisi compiaciuti degli impassibili svizzeri.
Giornata iniziata sotto una debole nevicata e finita in gloria col sole: 30 cm di farinella goduriosa sotto gli assi, che ci è toccato nostro malgrado cavalcare, con qualche discutibile risultato

Senza parole...

....
I miei complimenti ad Ornella, al secondo anno sugli sci e già pronta e reattiva nella powder.....

Belalp

postato da: salitomania alle ore 20:27 | link | commenti
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domenica, 08 febbraio 2009

Alpe Deccia: troppa neve............

ALPE DECCIA - mt 1694

Alpe Deccia

In Ossola grandi nevicate, strade chiuse, pericolo valanghe altissimo: così gita di ripiego all'alpe Deccia, salita esente da qualsiasi pericolo oggettivo in quanto si svolge completamente nel bosco. Rispetto alla mia ultima salita del 7 dicembre scorso, anche allora dopo un'abbondante nevicata, la quantità di neve è impressionante,le baite sono quasi completamente sommerse!

Luca nei pressi delle baite di Deccia Inferiore

Le alte temperature ed il vento hanno rimaneggiato alla grande la neve, tentiamo di abbozzare qualche curva sul pendio che delimita le baite di Deccia Inferiore e Superiore, ma non c'è verso: gli sci affondano nel cemento ben oltre il ginocchio! Anche la stradina in discesa si trasforma in un toboga, bisogna stare nella traccia altrimenti non c'è verso di proseguire!

In conclusione, mi viene da dire quasi un'eresia: quando è troppa è troppa!!!

Deccia Superiore: baite sommerse dalla neve

 

postato da: salitomania alle ore 19:14 | link | commenti
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