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Scarica Traccia GPS (formato GPX) Partiamo da Faievo, 945 mt. : la strada carrozzabile che da Trontano porta sino a Parpinasca ora è diventata comunale sino a qui, quindi non si rischiano multe. Lo so, a giocarla correttamente saremmo dovuti partire da Trontano, ma la gita sarebbe diventata troppo lunga.... Con qualche senso di colpa dunque di incamminiamo a percorrere i circa 2 km di strada che ci separano da Parpinasca: bel posto, balcone naturale sulla piana ossolana, baite ben tenute e l'imponente rifugio (direi di proporzioni spropositate e di dubbia utilità per un escursionista, comodissimo invece ora per gli amanti della polenta e dello spezzatino). Non lo degniamo della minima attenzione, e proseguiamo speditamente verso la Costa dei Bagnoli, prima asperità della giornata. L'autunno sembra ancora lontano, prati e pascoli sono ancora verdissimi ed umidi di pioggia recente: attraversiamo tappeti di rododendri e mirtilli, ancora gustosissimi.
In breve raggiungiamo l'ampia dorsale della Costa dei Bagnoli: ora ci attende un lungo cammino circolare in direzione sud per portarci sotto alla Colma di Basagrana: si traversa una noiosa giavina e quindi il sentiero, sempre ben evidente e battuto, punta con decisione verso l'alto, superando numerosi tornantini.
La Colma di Basagrana mt 2070 ci spalanca le porte alla Valgrande: di fronte a noi la splendida Val Rossa, chiusa dalla inconfondibile mole del Mottac: alla nostra sinistra il Togano, a destra il Tignolino e la Testa di Menta.
Il Togano chiama: dalla Colma tracce di sentiero scendono in direzione est, superando una giavina. Si punta ad un evidente sperone roccioso, dopodichè si abbandonano le flebili tracce che porterebbero al Passo Biordo e si punta direttamente verso la cresta del Togano.
E' un tratto molto faticoso ed infido: ci si deve innalzare su un ripido canalino erboso (attenzione in caso di pioggia o terreno bagnato, scivolare sull'erba in un tratto così ripido potrebbe essere moolto pericoloso!!!), sfruttando qualche balza rocciosa che ci aiuta nella progressione. Puntiamo alla cresta, abbastanza ampia e mai esposta, anche se appena sotto alla vetta si ritrovano tracce di sentiero o di animali che consentono di arrivare in vetta in assoluta tranquillità. Quella che raggiungiamo è la cima principale del Togano (mt 2299): l'altra cima, sovrastata da una croce, è in realtà la cima "vigezzina", più bassa di qualche metro...
La nebbia separa due mondi, così vicini fisicamente eppure tanto lontani. Da un lato riposa la Valgrande, con le sue foreste, le forre dirupate, gli alpeggi abbandonati da decenni: dall'altro la piana ossolana, i suoi insediamenti industriali, la civiltà moderna. Sin troppo facile filosofeggiare su questa eterea suddivisione che la nebbia ci suggerisce: scendiamo (e che ci stiamo a fare, non si vede una cippa....) con la massima cautela possibile e in breve riguadagniamo la Colma di Basagrana.
Un tiepido sole ci accompagna per la lunga discesa: stanchi ma soddisfatti ritorniamo a Faievo, anche oggi la Valgrande è stata un pochino nostra.....
GRAN TOURNALIN mt 3370
Località partenza: Cheneil
Quota di partenza (m.): 2023
Quota vetta (m.): 3370
Dislivello complessivo (m.): 1350
Sviluppo: 14 km a/r
Difficoltà: EE
Cartografia:
Rif.bibliografici:
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Trasferta valdostana alla conquista del Gran Tournalin, splendido belvedere sul Cervino.
Partiamo agguerriti da una sonnolenta Cheneil sotto un cielo indecifrabile: sprazzi di sereno si alternano a cumuli che coprono le principali vette. Uno sguardo verso la nostra meta e subito la prima sorpresa: è tutta bianca di neve, evidentemente caduta nella notte grazie allo zero termico piuttosto basso.
Cominciamo a pestare neve dai 2700 metri in su, dapprima qualche chiazza, poi sempre più compatta mano a mano che ci si avvicina al colle che separa il Gran e il Petit Tournalin: pochi centimetri, quanto basta a rendere estremamente viscide le rocce che si devono percorrere. Poco oltre il Colle, il passaggio chiave del Mauvais Pas, una placca rocciosa attrezzata con un vistoso canapone di colore blu: qui oltre ad essere viscida la roccia è anche gelata...... Con non poca apprensione e la massima cautela superiamo questo tratto molto delicato, che in condizioni normale non sarebbe nulla di particolare, e proseguiamo sull'ampia cresta verso la vetta. Ancora qualche passaggio viscido ed esposto, poi la traccia sale sicura verso la Cima Sud. Panorama nullo, le nuvole ammantano tutte le cime circostanti, solo qualche sprazzo di sole verso la conca di Cheneil: dopo la foto di rito ci muoviamo in fretta, la discesa è ancora più problematica della salita e richiede la massima attenzione.
Incredibile ma vero, incrociamo un signore che sta salendo con le scarpette da ginnastica, quelle con la suola liscia!!!!!!!!!!!!! O è un drago oppure non si rende conto dei rischi che sta correndo! A volte mi chiedo come si faccia a compiere tali leggerezze in montagna.....
Solo dopo aver superato gli sfasciumi sotto al colle ci rilassiamo, ora cade qualche goccia di pioggia, ma è cosa effimera e dopo pochi minuti esce nuovamente un sole beffardo che va ad illuminare la cima appena conquistata. Si sa, la montagna a volte è bizzarra....
In conclusione, una gita che le condizioni meteo hanno reso ben più difficile del previsto: da rifare in condizioni ottimali, certi di previsioni meteo più che ottime per poter gustare la vista sulla Gran Becca che oggi proprio non abbiamo visto....
PEDUM, mt 2111
Località partenza: Fondighebi, Valle Loana
Quota di partenza (m.): 1256
Quota vetta (m.): 2111
Dislivello complessivo (m.): 1600
Sviluppo: 16,8 km a/r
Difficoltà: EE+
Cartografia: CNS -fgl 285 1:50.000 DOMODOSSOLA
Rif.bibliografici:
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Proprio in questi giorni ho terminato di leggere il libro di Nino Chiovini "I giorni della semina", che racconta in maniera appassionata i tragici avvenimenti sul rastrellamento della Valgrande nel giugno del 1944: un libro emozionante, pur nella sua cruda esposizione dei fatti. La Val Grande, dunque: e il Pedum, che di quest'area è il simbolo, il cuore pulsante... Sulla cresta del Sentiero Bove che unisce la Laurasca alla Bocchetta di Campo ripenso a quelle pagine, e affacciandomi verso la Val Pogallo, le orride strette del Casè sotto di me, non posso fare a meno di immaginare a quante giovani vite sono perite tra questi monti in nome della libertà
Siamo partiti di spron battuto alle 8 di una giornata settembrina, di quelle che puoi contare sulle dita della mano: cieli tersi, aria frizzante, insomma l'ideale per andare per creste e cime di una zona, la Val Grande, che spesso è carica di nebbie e nuvole. Il ritmo è alto, sappiamo che sarà una giornata lunga e faticosa, in cui non ci sarà molto tempo da perdere: Sergio guida il gruppo, lui dice di non essere allenato, meno male altrimenti lo avremmo perso alla prima curva del sentiero che sale versco Scaredi. E ci arriviamo, a Scaredi, in poco più di un'ora: le baite, il bivacco ben ristrutturato, e l'impagabile vista sulla Val Grande con il gruppo del Rosa a fare da quinta. E' sempre emozionante questo posto, una finestra che si apre su un mondo magico!
Risaliamo il sentiero che porta verso la Laurasca,attraversando una zona umida ricca di laghetti e pozze d'acqua.Dopo un primo canalino, il bivio: a sinistra per la Laurasca, a destra per il sentiero Bove, ci aspetta un lungo tratto di saliscendi e creste che ci porterà prima alla Bocchetta di Scaredi, ben visibile anche dal fondovalle, e poi alla Bocchetta di Campo con il suo rifugio-bivacco. . Il Pedum appare all'improvviso, pochi minuti prima di arrivare al rifugio, con i suoi orridi canaloni che da qui paiono inaccessibili e sembrano scoraggiarne la salita.
Una breve sosta alla Bocchetta di Campo mt 1994 (il bivacco è incustodito, però decentemente attrezzato con stufa a legna, tavolaccio con stuoie al piano superiore), e cominciamo a perdere quota in direzione del fornale del Pedum. Il sentiero c'è, anche ben marcato con ometti, segno di una discreta frequentazione: prestando attenzione a non perdere gli ometti giungiamo alla base del canale che divide le due cime del Pedum: le prime difficoltà stanno nel traversare alcune fasce rocciose, poi la traccia sale ripidissima tra i rododendri. Ma si sale senza problemi, ogni tanto si devono appoggiare le mani, magari aggrappandosi agli arbusti: il pendio è così ripido che in un battibaleno giungiamo ad una forcella dalla quale si diparte in discesa una cengia molto esposta che porta alla base del canalino di vetta.
Questa cengia è il tratto più esposto della salita, e va percorsa con la massima attenzione, specie se le roccette sono umide. Il caanalino di vetta, nel primo tratto un po' franoso,si supera comunque agevolmente (un po' meno in discesa) e porta in breve alla vetta, pochi metri quadrati sospesi nel vuoto delle creste e delle profonde valli incassate della Val Grande. Grande soddisfazione, strette di mano, in tutti la consapevolezza di aver raggiunto una cima non banale eppur densa di significati.
Affrontiamo la discesa con la massima attenzione, vista la ripidità del canalino: poi una volta tornati alla Bocchetta di Campo finalmente ci rilassiamo e possiamo così ammirare dall'alto questo mondo selvaggio e primordiale della Val Grande...
NB - la salita al Pedum non presenta difficoltà tecniche eccessive, io la reputo comunque EE+ in quanto occorre una seppur minima esperienza alpinistica nell'affrontare i brevi tratti esposti su roccia. Le difficoltà salgono naturalmente in caso di roccia bagnata o ancor peggio brinata/gelata.
Un grazie di cuore agli amici di giornata: Francesca,Marlies,Ornella,Luca,Marco e Sergio
HUBSCHHORN mt 3192
Località partenza: Simplon Pass, Ospizio
Quota di partenza (m.): 1997
Quota vetta (m.): 3192
Dislivello complessivo (m.): 1195
Sviluppo: 8,7 km
Difficoltà: EE
Cartografia: CNS -fgl 1309 1:25.000 SIMPLON
Rif.bibliografici:
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L'Hubschhorn, nell'immaginario collettivo dei frequentatori del Sempione, evoca immediatamente alla mente il delicato traverso che si deve percorrere lungo la via normale di salita al Leone e al Breithorn. Pochi si avventurano sulle sue pietraie battute dal vento, che d'inverno si ricoprono di metri di neve instabile.
Poichè la curiosità è una delle doti che non devono mai mancare nel curriculum di un amante della montagna, oggi abbiamo deciso di ficcare il naso proprio su questa bistrattata cima. Salita arcigna, che non concede tregua dall'inizio alla fine: e infida, perlopiù su pietraie più o meno stabili ma comunque divertenti (un pò meno in discesa...). Ovviamente, soli dall'inizio alla fine: e a giudicare dal libro di vetta, non siamo stati in molti a salirlo quest'anno!
Due brevi note sulla salita: dall'ospizio del Sempione si guadagnano le rive dell'idilliaco laghetto Rotelsee e si punta decisamente verso il traliccio dell'elettrodotto: ripidissimo il primo tratto dove si incontrano ancora rare tracce di vegetazione. Attenzione a non perdere i segni di vernice blu, gli ometti sono comunque numerosi e ben visibili. In breve si guadagnano le prime pietraie, e qui ci si deve rassegnare: sino alla vetta è una continua danza su grosse pietre a volte instabili. Fortunatamente il vento e l'ombra aiutano a mitigare la calura estiva, il sole fa la sua comparsa quando ormai siamo sulla cresta terminale, che conduce ad un grosso ometto di pietre (che è la punta trigonometrica quotata sulla CNS a quota 3187,2). La cima vera e propria, quotata 3192 mt, è caratterizzata da una croce e dalla presenza del libro di vetta adeguatamente custodito: la si raggiunge con un delicato tratto di cresta in cui occorre prestare molta attenzione e con una facile arrampicata sulla placca terminale (è comunque presente uno spit utile per fare sicurezza).
Il panorama dalla vetta è veramente degno del nome della montagna (letteralmente Hubschhorn= cima carina..): peccato che le nuvole non ci lasciano apprezzare che a brevi tratti la vista sul ghiacciaio di Homattu ed il Breithorn/Leone. Ci va meglio dall'altro versante, dove fanno bella mostra di sè i Mischabel, il Fletschorn e i giganti dell'Oberland.
La discesa: lasciamo perdere! Basti pensare che ci metteremo più tempo che a salire!!! Ma è veramente difficoltoso scendere in questa immensa pietraia, occorre concentrazione assoluta, una sola mossa falsa e si rischiano cadute rovinose. Inoltre la prendiamo decisamente larga, ed invece di seguire fedelmente la traccia di salita ci lasciamo guidare dagli ometti che puntano decisamente più a sud-ovest. Faremo molta più strada, arrivando sfiniti e con i piedi fumanti ad intercettare il bucolico sentiero che tra rododendri e mirtilli ci riporterà all'Ospizio!
Grazie a Francesca, Marlies e Luca che hanno condiviso con me gioie e dolori (ai piedi....) della giornata!

Nella quasi totale indifferenza dei media italici, molto impegnati a raccontare storie di tette, culi e amoricchi delle veline di turno, ci ha lasciato una grande donna, Fernanda Pivano. Grazie Fernanda, per averci fatto conoscere l'America attraverso i suoi scrittori, Hemingway per primo, passando per Kerouac e la beat generation. Una donna di grande sensibilità che ha portato ai suoi massimi valori l'ideale più grande che ci sia, la libertà.....
GREINA
Sentiero degli Stambecchi
Località partenza: Pian Gereitt
Quota di partenza (m.): 2012
Quota vetta (m.): 2895 (Cresta Sasso Lanzone)
Dislivello complessivo (m.): 883
Sviluppo:
Difficoltà: EE (alcuni tratti attrezzati in cresta)
Cartografia: CNS -1:25.000 GREINA
Rif.bibliografici:
Caldo, caldo e ancora caldo: in attesa di tempi (e temperature) migliori decidiamo di andare a prendere un po' di fresco sulle Alpi Ticinesi, più precisamente in Val Leventina, sopra Biasca: montagne a me totalmente sconosciute, che si sono rivelate di estrema bellezza e tranquillità. Inoltre stupisce la grande tranquillità dei luoghi attraversati, lontani dal turismo di massa tipico delle località alpine rinomate.
Arriviamo al Pian Gereitt alle 10 del mattino, e sotto un sole implacabile affrontiamo la ripida salita che ci porta alla Capanna Scaletta (mt 2205), dove dormiremo. Non tira un alito di vento, il caldo anche qui è opprimente e arriviamo molto provati alla Capanna: appena ristrutturata, si distingue per la inconfondibile sagoma triangolare. Ambienti interni ben curati e puliti e - cosa incredibile per gli standard svizzeri - vitto di ottima qualità!!
Siccome è ancora presto, decidiamo di esplorare l'altopiano della Greina. Si tratta di un ambiente molto particolare e suggestivo, la cui particolarità sta nel contrasto tra il verde della tundra e le aspre forme calcaree che hanno formato nei secoli angoli di grande bellezza.
l'indomani ci alziamo presto, per sfruttare il fresco delle ore mattutine. Dalla Capanna Scaletta ridiscendiamo al Pian Gereitt, dove parte il Sentiero degli Stambecchi: diciamo subito che di quadrupedi non vedremo l'ombra (e dove volete che stiano con questo caldo?), in compenso il sentiero è proprio "per" stambecchi in quanto si inerpica verticalmente ed in modo inesorabile. Ben presto il magro pascolo lascia il posto ad aspri canaloni rocciosi che si risalgono faticosamente sotto il sole implacabile: nonostante il caldo teniamo un buon ritmo, e in poco più di un'ora siamo al Passo Uffiern (mt 2628). Luogo selvaggio di primordiale bellezza, con una piccola casermetta militare ove una vedetta di turno (in abiti borghesi) ci avverte che sono in corso esercitazioni militari di tiro. Ci consoliamo alla splendida vista del laghetto glaciale che dista pochi minuti dal passo, ancora circondato da nevai.
Decidiamo pertanto di abbandonare l'idea iniziale di salire alla Cima di Camadra (ma avremmo rinunciato comunque, visto il caldo...) e così ripieghiamo sul classico sentiero degli stambecchi, che ci porterà alla Capanna Bovarina.
Dal Passo Uffiern si risale per roccette sino a guadagnare la cresta del Sasso Lanzone mt 2895, che percorreremo integralmente affrontando qualche passaggio delicato, adeguatamente protetto da corde metalliche. Scesi sull'altro versante, anche qui aiutati dalle corde fisse, giungiamo in vista del bellissimo lago Retico mt 2372: nuvole di calore che salgono dal fondovalle purtroppo ne offuscano a tratti la vista, ma fortunatamente quando ne lambiamo le rive il sole torna a splendere.
Ancora un'ora ci separa dalla Capanna Bovarina (mt 1870 ), che raggiungiamo dopo essere scesi da un ripido crinale erboso: pochi minuti per rifornirsi di acqua e via per affrontare l'ancor lungo tragitto che ci attende per guadagnare il fondovalle a Campo Blenio: fortunatamente a tratti si entra nel bosco, si passa per deliziose frazioncine "swiss made" dove l'erba è talmente verde da sembrare finta, e giungiamo infine sfiniti a Campo Blenio, dove ci attende il pullmann di linea che ci riporterà al Pian Gereitt da cui eravamo partiti.
Che dire, due giorni in luoghi estremamente tranquilli e deliziosi, peccato il caldo atroce!